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Articoli dal giornale

Equitazione Sentimentale

 
“SOCIETA’ ITALIANA DI ARTE EQUESTRE CLASSICA”

In collaborazione con

Centro Studi su Equimozione & Isodinamica

Cavalgiocare & Cavalsognare

 U.I.S.P. lega Attività Equestri

Col patrocinio del
COMUNE DI OVIGLIO



Incontro di studio:
“Disagio, salute, cavallo: confronto di esperienze per un’equitazione diversa”
31 maggio 2003
Monvicino
Abbazia- Oviglio (Al)









L’EQUITAZIONE PUO’ ESSERE FONTE DI BENESSERE ? COME E PERCHE’?
Un contributo preliminare per la riflessione: relazione introduttiva
Dr. Giancarlo Mazzoleni
, presidente della Società Italiana di Arte Equestre Classica

 Negli ultimi cinquant'anni la vita di gran parte della popolazione del cosiddetto mondo civile ha subito grandi cambiamenti, passando da attività prevalentemente manuali in campagna ed in fabbrica, che esigevano una posizione eretta e movimento, ad attività prevalentemente sedentarie in ambiente chiuso, il più delle volte con microclima condizionato. La posizione quasi costantemente seduta (scrivania, auto, sedia, poltrona), che tende a diminuire la lordosi lombare con conseguenti alterazioni di tutta la statica, e l’eccesso di mobilità monolaterale destra, oltre ad altre abitudini quotidiane, hanno creato indubbiamente disagi fisici ancora non del tutto riconosciuti come patologie complesse, ma diffusi ad ampissimi strati della popolazione.
Siamo soliti considerare il nostro corpo come un mero strumento, a volte come un semplice mezzo di locomozione che ci porta da un luogo all'altro. La mente è il burattinaio che governa con fili invisibili. Ci curiamo poco del corpo in quanto tale, sovente ci limitiamo alla sua “manutenzione” essenziale, fornendo carburante, spesso scadente, e rimediando grossolanamente ad eventuali malanni: la nostra automobile riscuote certamente maggiori attenzioni!
 Inoltre le macrodimensioni delle città in cui viviamo, con l’aumento della popolazione e la disgregazione del rapporto sociale conseguente ad una vita sempre più individuale e frenetica, favoriscono il disagio psichico incrementando la tendenza alle malattie “psicosomatiche” a carattere degenerativo o autoimmune.
 Pur riconoscendo genericamente l’utilità di una buona capacità di rilassamento per superare lo stress emotivo e fisico a cui siamo esposti, ogni giorno ci allontaniamo da questo stato, i cui vantaggi sono innumerevoli: miglioramento della qualità del sonno, recupero più veloce dopo uno sforzo fisico o intellettuale intenso, riduzione progressiva del nervosismo, maggiore resistenza all’ansia, agli shock emotivi, e in una certa misura alle malattie.

 D’altra parte il contatto con altre civiltà, sviluppato dalla globalizzazione, ha fatto conoscere altre filosofie e stili di vita e importato diverse metodiche di ricerca del benessere psicofisico che incontrano un sempre maggior successo.
 Lo yoga, il massaggio ayurvedico, il Tai-chi, etc fanno parte di un grande arcipelago di "filosofie  di vita" che hanno profondamente  modificato il concetto di corpo-macchina prevalente nel nostro immaginario sino a qualche decennio fa, derivato dalla filosofia positivista occidentale e dai processi di meccanizzazione ed industrializzazione  propri del mondo "avanzato".
 La riscoperta del corpo e della mente, e dell’unità integrata dei due, nonché la valorizzazione del concetto di energia vitale quale fonte essenziale dell’equilibrio, si intrecciano anche nella ricerca di metodiche nuove “più occidentali”, sia mediche in senso stretto, sia fisioterapiche. L’omeopatia e l’omotossicologia con tutte le loro diversità  scolastiche, l’antiginnastica, il Feldenkreis, l’Alexander-tecnique, la chiropratica, etc. pur affondando le loro radici in epoche certamente  remote, sono alcune delle soluzioni a queste nuove necessità ed il loro successo va ascritto alle risposte numericamente scarse e intellettualmente superficiali, che la moderna medicina convenzionale sembra saper dare.


La forza del Chi
Il concetto fondamentale della medicina tradizionale cinese e quello che la distingue maggiormente dalla medicina occidentale, è proprio l’idea che una forza vitale, l’energia Chi, circoli in tutto ciò che vive. Il Chi proviene da tre fonti: l’eredità, la respirazione e l’alimentazione. In altre culture il Chi (o Ki, ) si chiama Prana, Odem o, più semplicemente, forza vitale. La circolazione armoniosa del Chi favorisce la salute, e quando la forza vitale non circola liberamente il risultato è il malessere, lo squilibrio, e, alla lunga, la malattia. Quindi qualunque terapia orientale, indipendentemente dalla sua origine o dal suo nome, si propone come primo compito quello di ristabilire l’equilibrio del corpo, tra yin e yang, tra i chakra, e così via.

Il modo in cui respiriamo contribuisce al nostro benessere psicologico
Il Soffio della vita
In Oriente il respiro, o Prana, è considerato il motore della vita che assicura la connessione tra corpo e spirito, ecco perché molte discipline orientali come lo Yoga, il Tai-Chi o il Qi Gong insistono sull’importanza della respirazione.
Tutti abbiamo sperimentato la spiacevole sensazione del fiato corto o del respiro bloccato in una situazione particolarmente stressante, quello che comunemente si dice “mi mozza il fiato”, per esempio prima di un esame o di un colloquio di assunzione….. agitazione mentale e agitazione respiratoria vanno quasi sempre di pari passo, e anche la regolarità del nostro respiro è quasi impossibile se lo spirito non è tranquillo, una tranquillità che si conquista anche grazie ad una respirazione regolare.
Quando l’angoscia si presenta, in genere il respiro è il primo ad esserne assalito, perché la respirazione funziona come una valvola di sicurezza, per questo quando funziona al massimo delle sue potenzialità il nostro benessere è in genere ottimale. Per ritrovare la serenità interiore e una lucidità diversa, si comincia dal respiro, dove non c’è spazio per lo stress…
E in effetti, tutta la nostra vita incomincia dal respiro, un atto naturale che agisce sul sistema nervoso e garantisce il buon funzionamento degli organi e delle membra, in altre parole, ossigena tutto il nostro corpo. E lo fa meglio ancora se impariamo a respirare correttamente.

I metodi tradizionali orientali

LO YOGA

 Originata dai Vedas, la più antica traccia della cultura indiana, la filosofia Yoga fu sistematizzata dal grande saggio indiano Patanjali nello Yoga Sutra (aforismi Yoga), l’unico testo di tutta la tradizione filosofica indiana, che tocca ogni aspetto della vita umana. Definita dallo Swami Vivekananda come “un mezzo per comprimere l’evoluzione personale di un’intera vita in pochi mesi o perfino in poche ore dell’esistenza fisica”, lo Yoga è uno sforzo metodico e metodologico verso l’autoperfezionamento attraverso lo sviluppo delle potenzialità latenti in ogni individuo. Lo Yoga è l’arte di vivere in modo sano, fisicamente, mentalmente, moralmente e spiritualmente, è una crescita sistematica dal livello animale alla normalità umana, e da lì alla divinità; lo Yoga è la ricerca di una forma di educazione a una vita migliore, o ricerca del senso della propria vita.
Lo Yoga apporta alla salute numerosi benefici, uniti ad un  nuovo equilibrio mentale e un’armonia del tutto inaspettata nella vita di tutti i giorni, migliora la flessibilità del corpo perché i muscoli gradualmente rilasciano tensioni e blocchi…
Lo Hatha-Yoga, lo Yoga ginnico dell'armonia psico-fisica, della salute e della longevità, è costituito da un complesso di esercizi fisico-ginnici, o asanas, e da esercizi di controllo della respirazione, o pranayama,
La pratica dello hatha yoga tende al raggiungimento dell'equilibrio psico-fisico, di una maggiore consapevolezza dei processi vitali, fisiologici, e, più in generale, del nostro corpo in ogni sua parte. Il termine hatha indica  “sforzo, ostinazione, pertinacia”.
 Patanjali, che ha sistematizzato la filosofia yoga oltre duemila anni fa attraverso i suoi “Yoga sutra”, sostiene che il fervore, l'autodisciplina (tapas), sia una delle tre pietre angolari dello yoga.
Tapas significa calore, ardore, fuoco: è l'energia e il calore che si acquistano rivolgendo i propri pensieri e le proprie azioni verso una meta precisa, senza disperderli altrove.
La pratica riveste quindi un'importanza fondamentale, andando a modificare lo stato mentale e fisico. Nonostante gli evidenti benefici (tra i quali un miglioramento generale nello stato di salute, una regolarizzazione del peso corporeo, una maggiore vitalità anche in età avanzata), uno dei principi fondamentali dello yoga è di non ricercare i frutti delle proprie azioni: la pratica è pertanto eseguita per sé stessa, senza preoccuparsi del risultato.
Scoprire il respiro: chi pratica  Yoga entra maggiormente in contatto con la propria respirazione; a cui viene data un’attenzione estrema, e si abitua a osservare il proprio ritmo respiratorio anche nella vita quotidiana, accumulando in questo modo molte meno tensioni mentali e muscolari

AYURVEDA
Derivato dalla tradizione indiana l’Ayurveda, in sanscrito “scienza della vita”, è la più antica medicina del mondo che ha in India le sue università, le sue cliniche e le sue farmacie. L’Ayurveda è in primo luogo un codice di buona salute basato su tre forze chiamate: doshas: vata (aria), pitta (fuoco) e kapha (terra-acqua); ognuno di noi sarebbe dominato da uno di questi doshas che determinano sia la nostra costituzione fisica, sia il nostro carattere. E quando il nostro dosha dominante è perturbato, il nostro organismo soffrirà di disfunzioni, insonnia, disturbi digestivi… In una visita medica ayurvedica il medico stabilisce qual è il nostro dosha analizzando i polsi e facendoci rispondere a una serie di domande, e le sue prescrizioni terranno sempre conto del corpo ma anche dello spirito: disintossicazione e rigenerazione in primo luogo grazie alla farmacopea ayurvedica, dieta rigorosa, massaggio e meditazione.

IL TAI CHI
Il Tai Chi Chuan, è un’arte marziale basata sull’equilibrio tra forza e debolezza, rigidità e morbidezza… 
Una disciplina di vita
Per la medicina tradizionale cinese, il Tai Chi è una tecnica di longevità: a lungo termine la pratica del Tai Chi favorisce la circolazione armoniosa del Chi (o Qi), l’energia vitale e lavorando in profondità sulle articolazioni il Tai Chi mantiene il corpo agile, stimola il funzionamento degli organi vitali migliorando la circolazione e la digestione, e infine ritarda gli effetti dell’invecchiamento.
Il Tai Chi è anche una vera e propria disciplina di vita: a forza di concentrazione (respirazione tranquilla e precisione dei movimenti) e di perseveranza (l’apprendimento del Tai Chi è molto lungo, soprattutto è difficile imparare la concatenazione e la coordinazione dei movimenti…), la pratica di questa arte marziale insegna a superare l’agitazione e l’aggressività che ci abitano, per accedere finalmente alla serenità e affrontare con calma qualsiasi situazione.

QI GONG
Letteralmente “Qi Gong” significa “controllo dell’energia”. Secondo la cultura orientale l’uomo, nutrito dalla terra e collegato al respiro dell’universo, è energia. Il Qi che circola nel corpo attraverso i meridiani entra ed esce attraverso i numerosi punti dell’agopuntura, che lo collegano all’ambiente e al cosmo…
 Il Qi Gong è una ginnastica cinese tradizionale di antichissima tradizione ed è profondamente legata alla cultura del buddismo e del taoismo, alle arti marziali e alla medicina tradizionale cinese di cui costituisce uno dei perni fondamentali.
 Il Qi Gong si presenta come un insieme di tecniche corporee (posizioni sedute o in piedi, movimenti lenti), respiratorie (lavoro sul respiro) e mentali (lavoro di concentrazione attiva per sviluppare la coscienza).
Rilassamento mentale e corporeo, piacere di muoversi in armonia nello spazio, di questo è fatto il Qi Gong.
 Grazie al lavoro sulla respirazione, questa millenaria disciplina favorisce la circolazione dei flussi energetici. Il Qi Gong mira a riconciliare il corpo e lo spirito, e a riscoprire una vitalità minata dalla vita moderna.
I movimenti lenti e non violenti, controllati e associati a esercizi di respirazione e di concentrazione dello spirito permettono di sciogliere le tensioni che si accumulano nel corpo e nella mente
 L’obiettivo del Qi Gong è la circolazione armoniosa e fluida dell’energia attraverso l’insieme del corpo. Si tratta insomma di una metodica utilissima per relazionare i diversi sistemi – organi, tessuti, alto e basso, destra e sinistra…,e per alimentare la relazione tra corpo e mente, per controllare meglio le emozioni.
 Per raggiungere l’armonia del gesto e del respiro si concentra l’attenzione simultaneamente sulle diverse parti del corpo implicate nel momento e percepite globalmente come un’unità, in modo che i movimenti del Qi Gong non sono mai meccanici, ma organici. La pratica regolare di questa disciplina apporta benessere, distensione, equilibrio emotivo e miglioramento della salute. Utilizzati in Cina come coadiuvanti nel trattamento delle malattie cardiovascolari, reumatiche e neurologiche, gli effetti benefici del Qi Gong sulla salute e il benessere fisico sono riconosciuti sempre di più – per esempio in Germania il Qi Gong è rimborsato dalla mutua. Il Qi Gong si presta a numerose applicazioni sia sul piano psicologico, sia su quello medico o sportivo: favorisce il risveglio spirituale, aiuta a prevenire le malattie e l’invecchiamento, cura il nervosismo, l’insonnia e la costipazione, è un toccasana per il mal di schiena e i problemi di peso, l’ipertensione, l’asma… Ma il Qi Gong serve anche come base delle arti marziali per sviluppare la performance degli atleti di alto livello e curare i microtraumatismi causati dal sovrallenamento.
Questa disciplina agisce sullo stato generale della persona riducendo la fatica, migliorando il sonno e regolarizzando l’appetito. Molto velocemente ci si sente più calmi e distesi, e meno affaticati.
Gli esercizi migliorano la postura della schiena e la tonicità muscolare, e svolgono un’azione equilibrante anche sugli organi interni del corpo – cuore, polmoni, reni…, da cui deriva un migliore equilibrio generale e un’energia vitale molto più intensa. Benefico per molti disturbi psicosomatici, il Qi Gong aiuta a ritrovare l’equilibrio psichico e a ridurre e controllare l’ansia, l’angoscia e i sintomi depressivi. Insomma, la tranquillità mentale è  indotta dal rilassamento del corpo e dal controllo della respirazione.
Il Qi Gong non è basato sulla forza fisica e neppure sulla performance atletica.


I metodi occidentali

IL METODO FELDENKREIS
Il metodo Feldenkrais è basato sugli stessi processi senso-motori che organizzano il sistema nervoso dei neonati e che consentono all’adulto di conservare una certa flessibilità nel corpo e nello spirito, e di scoprire in sé nuove attitudini lungo tutto l’arco della vita: chiunque può andare incontro al benessere e al gusto di sentirsi meglio sia nel quotidiano, sia nelle performance artistiche, sportive o intellettuali, indipendentemente dall’età anagrafica.
Secondo Moshe Feldenkrais, inventore del metodo, il movimento è alla base della presa di coscienza di ciò che l’individuo prova internamente, e rappresenta quindi un accesso privilegiato al funzionamento del sistema nervoso. Il movimento è quindi sia rivelatore del funzionamento del sistema nervoso, sia un mezzo per apprendere cose nuove.
 Feldenkrais ha articolato il suo lavoro secondo due approcci: le sedute collettive di “presa di coscienza attraverso il movimento” e le sedute individuali di integrazione funzionale: come in questa immagine, il terapeuta tocca il paziente attraverso una serie di movimenti dolci a precisi. Nelle sedute collettive proposte dal metodo Feldenkrais gli allievi sono guidati dalla voce dell’insegnante e imparano per imitazione. I movimenti variano continuamente per sollecitare la curiosità, ma anche per invitare a un’attenzione mobile, vivida.
Vero e proprio specchio cinetico, le sedute di presa di coscienza attraverso il movimento aiutano le persone a sviluppare un repertorio di movimenti e a esplorare altre variazioni, altre vie neurologiche e altre opzioni per liberarsi dai movimenti compulsivi e dalle cattive abitudini.
I movimenti di esplorazione  saranno effettuati con uno sforzo ottimale per affinare la sensazione di essere in movimento. Più che un lavoro posturale, il metodo Feldenkrais è una ricerca di coordinamento dinamico anche associato al suono: apprendimento non lineare, ma comunque metodico, il metodo insegna a prestare attenzione alla qualità del movimento piuttosto che a un obiettivo specifico, a come facciamo le cose per farle in modo diverso, piuttosto che per farne di più. Le cattive abitudini spariscono progressivamente per lasciar posto alla curiosità sulle conseguenze reali e oggettive dei minimi aggiustamenti corporei. Questa aumentata coscienza di sé nel movimento in generale conduce a migliorare le proprie capacità cinestesiche e aiuta a controllare meglio il proprio corpo oltre a rappresentare un validissimo rimedio per i dolori della schiena




LA TERAPIA CRANIOSACRALE

La terapia craniosacrale pone un'attenzione particolare al ritmo craniosacrale che si sviluppa dalla testa fino all'osso sacro lungo la colonna vertebrale, dovuto ad una rotazione intorno all' asse centrale da parte dello scheletro su ciascun lato del corpo.
Questo movimento, quasi impercettibile, che si ripete, se l'organismo è sano, circa dodici volte al minuto, può essere avvertito al tatto e fornire indicazioni sullo stato di salute della persona.
 
Tutto il corpo è costituito da una complessa serie di muscoli e legamenti, nonché di tessuti connettivi che si dispongono intorno alla struttura scheletrica, e sono contenuti dalla membrana cutanea. La malattia produce contratture nella struttura osteomuscolare che a loro volta producono una variazione del ritmo craniosacrale.
La terapia craniosacrale analizza il ritmo craniosacrale, lo stato di tensione delle fasce muscolari, che contraendosi possono schiacciare gli organi interni, ridurre il movimento del diaframma e quindi limitare il respiro, e così via. Lavorando su alcuni punti particolarmente sensibili della struttura ossea della testa e della colonna vertebrale, si ottiene un rilasciamento delle contratture ed un miglioramento del ritmo craniosacrale, liberando dalle tensioni, riportando nuova linfa in parti del corpo da troppo tempo impoverite da una cattiva circolazione energetica.


LA CHINESIOLOGIA

La chinesiologia è una tecnica diagnostica e terapeutica, che considera l’essere umano come un sistema integrato, in cui ogni sua parte è al contempo autonoma.
Il sistema richiede tuttavia alle singole parti di partecipare all’equilibrio biochimico, biofisico e psicologico, per il raggiungimento dell'armonia o dell'omeostasi. In caso contrario, vivendo la singola parte in un sistema integrato provocherà in tutto il sistema un disequilibrio che potrà manifestarsi con l’alterazione di una o più parti del sistema o di tutto il sistema.
La chinesiologia nasce nel 1960 a seguito delle ricerche muscolari del dr. George Goodheart, il quale era giunto alla teoria dell'equilibrio muscolare partendo dalla considerazione che l'allineamento della colonna vertebrale era la conseguenza di uno spasmo muscolare o di una eccessiva tensione di in muscolo. Egli, sulla base anche di studi sulle antiche tradizioni mediche orientali, arrivò alla consapevolezza che alcuni muscoli si collegano più specificamente ad uno degli organi interni perchè relazionati a quell’organo con un vaso linfatico o con un meridiano energetico. La debolezza o la sofferenza di un organo interno si riverbera dunque anche sullo stato di salute dei muscoli che partecipano della vita di quell’organo. Il metodo della chinesiologia tuttavia non tratta un muscolo o un organo, ma investe tutta la persona.


LA TECNICA ALEXANDER
"The Alexander technique is a way of learning how you can get rid of harmful tension in your body."* Although certainly not a full definition of the Alexander Technique, this is a good start.
"The Alexander Technique is a method that works to change (movement) habits in our everyday activities. It is a simple and practical method for improving ease and freedom of movement, balance, support and coordination. The technique teaches the use of the appropriate amount of effort for a particular activity, giving you more energy for all your activities. It is not a series of treatments or exercises, but rather a reeducation of the mind and body. The Alexander Technique is a method which helps a person discover a new balance in the body by releasing unnecessary tension. It can be applied to sitting, lying down, standing, walking, lifting, and other daily activities..."
The Technique's basic idea is that when the neck muscles do not overwork, the head balances lightly at the top of spine.  The relationship between the head and the spine is of utmost importance.  How we manage that relationship has ramifications throughout the rest of the body.  As the boss -- good or bad -- sets the tone for an organization, the head / spine relationship -- compressed or free -- determines the quality of the body's overall coordination.  Our neuromuscular system is designed to work in concert with gravity.  Delicate poise of the head sparks the body's anti-gravity response: a natural oppositional force in the torso that easily guides us upward and invites the spine to lengthen, rather than compress, as we move.  Instead of slouching or holding ourselves in a rigid posture, we can learn to mobilize this support system and use it wherever we go -- in the car, at the computer, in the gym.
 Young children have this natural poise. If you watch a toddler in action, you will see an erect spine, free joints and a large head balancing easily on a little neck.  A healthy child walks and plays with regal posture.  Barring birth defects, we all began that way.  But over the years, we often lose that spontaneity and ease.
Using the Alexander Technique, you can learn to strip away harmful habits, heighten your self-awareness, and use your thought process to restore your original poise.  In a way, you are learning something that, deep down, your body already knows.
  With the Alexander Technique, you come to understand much more about how your body works, and how to make it work for you.  You can tap more of your internal resources, and begin on a path to enhancing your comfort and pleasure in all your activities.


L’ANTIGINNASTICA
L’antiginnastica è stata  inventata negli anni ’70 da Thérèse Bertherat, kinesiterapeuta, che si è ispirata a tre grandi per arricchire il suo metodo: da Wilhelm Reich, psicoanalista, per le sue scoperte sull’energia e le corazze corporee; a Françoise Mézières, incontrata nel 1972, per “riconoscere la forma perfetta, che è la sola morfologia sana”, e infine a Lili Ehrenfried, che già lavorava sull’equilibrio delle due lati del corpo.
L’incontro con se stessi
L’ antiginnastica  parte dal far incontrare il proprio corpo, i propri sensi e le proprie emozioni. L’istruttore chiede agli allievi di mantenere posizioni normalmente accettabili per l’anatomia umana, un’occasione che dà la possibilità di descrivere la propria organizzazione muscolare e articolare, e di mostrare a ciascun allievo i propri punti di blocco. Attraverso piccoli movimenti – i preliminari – ciascun allievo è incoraggiato a sciogliere le tensioni della muscolatura e a entrare in contatto con le sue emozioni e sensazioni. Si fa il punto sulle parti di sé che si sentono pesanti o leggere, calde o fredde, si prende contatto con zone del corpo ignorate o dimenticate e si prende coscienza della diversità tra il lato sinistro e il lato destro del corpo. Insomma, ci si esplora…
Da sembrare a essere
Ossessionati dalla nostra immagine, molti di noi non vivono veramente il proprio corpo, e poiché ne abbiamo solo una visione parziale, ci percepiamo in maniera frammentaria.
Quasi nessuno presta attenzione alle proprie parti basse (piedi, basso ventre…) che in genere disprezziamo, mentre stimiamo moltissimo la testa e le spalle, che teniamo perennemente contratte, perché queste parti del nostro corpo rappresentano la nostra autorità o la nostra dignità. Eppure, per “abitare” il proprio corpo bisogna percepirlo tutto, fino alle sue parti più “insignificanti”
Appropriarsi del corpo
Il corpo ha una memoria, secondo Bertherat, per cui ogni tensione muscolare è legata a una tensione emotiva – per esempio quando soffriamo psicologicamente tendiamo a contrarre i muscoli. Durante una seduta di antiginnastica si può ritrovare l’origine di una certa tensione
Liberare la propria forza
Non è nel motore che sta la nostra tigre, ma nella nostra schiena. Immaginando un felino, Bertherat ha voluto farci prendere coscienza di tutta l’energia concentrata nella parte posteriore del nostro corpo: la nuca, i reni, i glutei, il retro delle cosce e delle gambe, la pianta dei piedi e le loro dita formano una catena muscolare ininterrotta. In altre parole, esiste uno squilibrio tra la potenza della parte posteriore e quella della parte anteriore: inibita e resa inefficace, quest’ultima viene sottoposta a particolari movimenti: per esempio noi abbiamo solo 4 muscoli nella parte anteriore del collo, e ben 22 nella nuca… Allungare questi muscoli posteriori consente perciò di riequilibrare la forza, conferendo tono alla parte frontale del corpo. Così, invece di raccomandare di fare tanti addominali, Thérèse Bertherat suggerisce di fare il contrario: “sciogli la muscolatura della schiena, e solo dopo vedrai il ventre appiattirsi”
Percepirsi come un tutto
Tutti gli elementi della nostra muscolatura sono collegati tra di loro: se muoviamo la nuca, la schiena reagisce. Poiché esiste una corrispondenza tra gli orifizi del corpo, lavorare sull’apertura della bocca può esercitare un’azione sul perineo… Questa teoria è evidentemente ispirata alla riflessologia plantare, una pratica della medicina tradizionale cinese che come l’agopuntura promuove la coscienza del corpo come una totalità .

LO STRETCHING
”La ginnastica che coltiva l’eleganza: allunga i muscoli, distende la schiena, affina la linea… 
Per la maggior parte delle persone lo stretching si riassume in una parola sola: stirare – ti stiri come un gatto e già ti senti diverso, in totale spontaneità contrai e decontrai braccia e gambe, e ti lasci andare. Relax . L’armatura si sgretola in un respiro liberatorio. Questi gesti riflessi non sono sufficienti a scacciare tutte le tensioni accumulate davanti al computer, in macchina e in tutte quelle migliaia di posizioni sbagliate della vita moderna.  La pratica regolare dello stretching conferisce una postura corretta che nel tempo diventa naturale, e ti raddrizza. “
Con queste parole viene reclamizzato lo stretching che di fatto  è la banalizzazione più superficiale delle pratiche sopra indicate, ma ha ottenuto  un successo strepitoso in America, forse proprio per la sua inconsistenza culturale.La pratica  costante di questo metodo rischia spesso di dare risultati contrari ai desideri del praticante.

IL METODO PILATES
Un allievo, un professore e una serie di macchine: importata dagli Stati Uniti, questa tecnica insegna ad allungarsi per sentirsi più leggeri...
Tavole e materassi presi in prestito dalla kinesiterapia, ma attrezzati con rotaie, ruote, ingranaggi… A prima vista uno studio di Pilates sembra pieno di strumenti di tortura.
 .Creato negli anni ’20 da Joseph Pilates (1880-1967) un tedesco nato rachitico, asmatico e tormentato dai reumatismi, per migliorare la propria condizione fisica, conosce oggi un successo importante.
 L’obiettivo del Pilates è il controllo del centro del corpo (i muscoli addominali e i glutei), e l’ ”in and up”, cioè la retroversione del bacino.
Difficile da descrivere per quanto è adattata ai bisogni e alle possibilità fisiche di ciascuno, questa tecnica impiega degli apparecchi speciali per distendere i muscoli al massimo, dando la possibilità di sentire esattamente su quale fascia muscolare si sta operando. Questi stiramenti passivi si combinano al lavoro isometrico, cioè in tensione statica, ed eccentrico, cioè in movimento. Il metodo rappresenta quindi un controllo del movimento che comprende la muscolatura, la scioltezza, la coordinazione, l’allineamento, l’equilibrio e la respirazione. L’istruttore di Pilates è un vero e proprio personal trainer: segue ciascun allievo (per un massimo di 3 o 4 per lezione) e ne guida gli esercizi, dà il ritmo giusto alla respirazione e sorveglia le posizioni assunte dagli allievi – insomma, opera nel miglior modo per ridurre gli errori e massimizzare i risultati, perché bisogna pur ammettere che tenere il ventre e i glutei serrati mentre si piegano le ginocchia con i piedi aperti, tenendo dritte le spalle e respirando in cinque tempi non è proprio facilissimo, e soprattutto, non si impara alla prima lezione. Per capire un esercizio di Pilates bisogna concentrarsi nell’eseguirlo al massimo della qualità. Ogni singolo esercizio viene ripetuto per non più di cinque volte, e non è grave non riuscire a farlo correttamente agli inizi: il controllo dell’istruttore su ogni singolo allievo evita tra l’altro di farsi male. La qualità di esecuzione richiesta dal Pilates si acquisisce con il tempo e le ripetizioni, intanto che aumenta una piacevole sensazione di calore. La lentezza non è sistematica, perché può creare tensioni e dolori mentre movimenti più rapidi li possono evitare. Due lezioni due o tre volte alla settimana per almeno tre mesi sono il minimo per sentirsi più leggeri e rimettersi in forma


L’EQUITAZIONE

Chi ha letto attentamente queste sommarie presentazioni credo che già possa trarre elementi e considerazioni sui punti di contatto che l’insieme di queste pratiche può avere con l’equitazione.

Da anni in modo empirico il contatto tra il mondo del disagio fisico e psichico ed il mondo del cavallo sta meravigliando gli “esploratori” con risultati a volte stupefacenti.
Il disagio fisico trova per ora, non certo soluzioni, ma soddisfazioni che migliorano la qualità della vita di molti giovani, il disagio psichico e sociale ha scoperto nell’equitazione un coadiuvante importante per aiutarne il recupero.
Queste esperienze trovano più facilmente punti di scontro su elementi marginali organizzativi che punti di incontro sulla riflessione scientifica, che doverosamente i risultati positivi fin qui ottenuti dovrebbero richiedere. Sono convinto che  approfondimenti in tal senso potrebbero sviluppare risultati consistenti ancora non valutabili
Sono convinto altresì che i risultati che gli addetti all’ippoterapia sono riusciti ad ottenere nei due settori del disagio, psico-sociale e fisico, possono essere indubbiamente migliorati consistentemente se allargheremo l’esperienza verso la conoscenza più approfondita di alcune di queste metodiche tradizionali e non.
Ma, senza dubbio, ritengo importante rivolgere l’attenzione verso il mondo dei cosiddetti  sani, che meglio definirei non coscienti portatori di disagio  socio-psico-fisico.
L’equitazione può essere un grande sussidio per il recupero dell’equilibrio psichico e fisico per tutti i portatori di disagio, ovvero per gran parte della collettività.

Analizziamo quanto sopra riportato delle filosofie orientali e delle tecniche fisioterapiche occidentali moderne; possiamo rintracciare alcuni elementi comuni:
•    la respirazione riconosciuta come fonte energetica di armonia;
•    la distensione delle muscolatura dorsale e la rotazione della colonna sul suo asse, quali elementi portanti per il riequilibrio non solo posturale, ma soprattutto degli organi a questi collegati, con una rafforzamento della collaborazione equilibrata delle loro funzioni;
•    la dinamica sciolta, rilassata ed equilibrata degli arti, che partecipano alla circolazione energetica, o, più occidentalmente, all’armonico rilassamento del corpo.
•    l’aumento della propriocezione  ovvero la capacità di sentire il proprio corpo , sotto il controllo iniziale di uno yogi o di un  personal tainer, che inducono questo sviluppo propriocettivo col controllo attimo per attimo della correttezza del movimento.
•    infine il riflesso immediato dello sviluppo del movimento nella sua interezza, colto nella correttezza dell’esecuzione, quale espressione del raggiungimento dell’armonia.
Come non pensare all’equitazione?
•    Respirazione addominale profonda costante,
•     movimento come base della presa di coscienza di ciò che l’individuo prova internamente la pratica è pertanto eseguita per sé stessa, senza preoccuparsi del risultato(yoga)
•     equilibrio tra forza e debolezza, rigidità e morbidezza…(tai-ci)
•     Rilassamento mentale e corporeo, piacere di muoversi in armonia nello spazio (Qi-Cong)
•    Il movimento  come rivelatore del funzionamento del sistema nervoso e coordinamento dinamico per apprendere a come facciamo le cose e farle in modo diverso, piuttosto che per farne di più. ( Feldenkreis)
•    ritmica craniosacrale,
•    method that works to change (movement) habits in our everyday activities(Alexander-tecnique),
•     superamento  della visione parziale e frammentaria del corpo; allungamento dei muscoli posteriori per  consentire il riequilibrio della forza (antiginnastica)
•     retroversione del bacino (metodo Pilates)
che altro è l’equitazione se non la sintesi di questi elementi.
Non parlo ovviamente dell’equitazione sportiva, che non ha nulla a che fare con quanto soprariportato anzi per gli atteggiamenti posturali scorretti, rigidi, privi di scioltezza e di “respiro” oltre che finalizzati ad obbiettivi specifici e quindi poco attenti allo sviluppo propriocettivo, tende ad aumentare il disagio fisico per non parlare di quello psichico incrementato anche dall’ansia di prestazione  e dal senso di insoddisfazione e frustrazione che quasi costantemente ne consegue. Condizioni raramente compensate dal benessere che la vicinanza del cavallo, animale considerato “magico” può dare anche solo nella dimensione di “pet-therapy”.
Parlo di un modo di equitare che si ricollega al classicismo e rintraccia nelle posture e nelle dinamiche di quell’equitazione filoni riconducibili senza grosse difficoltà ad elementi propri delle nuove e antiche “fisioterapie”.
L’indipendenza degli aiuti che deriva da una ricerca propriocettiva particolarmente sottile conquistata con il rilassamento tonico e con il controllo della respirazione può essere un primo esempio, perfino banale, di collegamento, ma ancor di più la ricerca dell’assetto che richiede non solo un affinamento della propriocezione e del controllo del respiro, oltre a dinamiche intrinseche che si avvicinano a posizioni yoga con un allungamento e rotazione delle colonna vertebrale che richiamano l’antiginnastica, il metodo Feldenkreis e il metodo Alexander , il tutto nella continuità di un movimento indotto che ha caratteri ondulatori e oscillatori che si avvicinano alle tematiche dell’acqua con ciò che questo elemento induce. La possibilità di rilevazione immediata della correttezza dell’esecuzione e quindi dell’atteggiamento dinamico posturale  evidenziato istantaneamente dalla risposta del cavallo,
Allora non è tanto fantasioso ed assurdo ciò che riporta Baucher nel suo dizionario alla voce equitazione, quando la recupera storicamente come terapia proposta per molte malattie croniche ed acute da illustri medici dell’antichità da Ippocrate ad Avicenna , da Svetonio e a Sydenham: e’ assai probabile ritenere che oltre alle specifiche indicazioni terapeutiche in cui era consigliata  come medicamento, per le costipazioni, per i catarri e per i dolori reumatici, in modo empirico, o addirittura inconsapevolmente, l’equitazione avesse rappresentato nei  secoli passati un vero modo per “ ben-essere preventivamente”. La postura diritta, distesa e sciolta in cui sono rappresentati nei tanti quadri i cavalieri fanno pensare a una forma di fisioterapia  spontanea ed inconsapevole che faceva del cavaliere anche un uomo nobile perché in salute.  Riscoprire quell’equitazione ai giorni nostri è senza dubbio un passo in avanti per il nostro benessere.



"GLI EFFETTI SALUBRI DEI MIMI EQUESTRI"
 Di André Bourlet Slavkov ideatore del "Equestrian mime Program" e della "Sensibile Horsemanship"   31 maggio 2003




Il metodo dei mimi equestri che ho presentato ufficialmente in Francia nel 1998, nella Repubblica Ceca, in Italia, in Inghilterra e nell'ovest degli Stati Uniti, è un metodo di simulazione che permette a piedi di riprodurre la gestualità equestre con il proprio corpo, senza l'aiuto di un simulatore meccanico. Si tratta di un'"equitazione virtuale",  per cui il cavaliere riproduce a terra e senza cavallo la locomozione del cavallo o "équimozione" in una relazione forte d'interazione ovvero di imitazione dinamica,  "isodinamica", tra i due partner: il quadrupède cavallo ed il bipède umano che ovviamente utilizzerà i suoi quattro arti ed il suo bacino per reinventare una “quadrupedia” verticale  armonizzandola con quella orizzontale del proprio cavallo. Anche altre due attività sportive permettono di riattivare  la quadrupedia della prima infanzia (bambino a carponi): il nuoto  ed l’alpinismo o free climbing.
La specificità dell'equitazione resta tuttavia unica, poiché combina quadrupedia e relazione diretta, multisensoriale, con il cavallo, animale vivo e magnetico.
Il metodo dei mimi equestri, dunque, presenta virtù pedagogiche in materia di deprogrammazione e di riprogrammazione gestuale ottimale, con due grandi vantaggi conseguenti sul piano della salute e del benessere del cavaliere e del cavallo.

1.    un’ Ippoterapia virtuale:
 Se la pratica dei mimi equestri al suolo è un'equitazione virtuale, è dunque anche una Ippoterapia virtuale.
 "Muoversi come un cavallo", titolo del mio intervento al congresso promosso dalla Scuola Nazionale d'Equitazione di Saumur del 1999 sulla etologia , vuol significare infatti una terapia dinamica che si può spiegare con la realizzazione di gamme gestuali più ricche in termini d'ampiezza di movimento e di schemi dinamici più variati come il galoppo, andatura asimmetrica, la centratura, l’equilibrio e la modulazione della postura. Lo schema diagonale quotidiano praticato dai bipedi, quali siamo, per camminare e correre è molto più limitato sul piano della gamma di movimenti e dunque della gamma di ritmi fondamentali che possono influire favorevolmente sugli innumerevoli orologi e sulle pompe biologiche del nostro organismo.
Mimare il galoppo è un riattivare la rotazione del bacino ("swinging loop")  in senso isodinamico con l’equimozione pur stabilizzando le estremità; girare in posizione "twist" o in altri termini "gi-ra-mi-su" è effettuare un torsione-raddrizzamento della colonna vertebrale ricercata nel hatha yoga, nel Feldenkreis nello stretching etc.
Il cavaliere  che mima a piedi il cavallo “scalda” il proprio corpo prima di montare a cavallo, ma anche ricrea alcuni vantaggi legati alla gestualità equestre, vantaggi che procurano una sensazione di  benessere a tutti i cavalieri, e la cui ricarica energetica potrebbe produrre effetti terapeutici ancora non esplorati  anche per i portatori di disagio psichico-fisico
Certamente il mimo equestre si effettua senza contatto diretto, vivo, con il cavallo, la cui presenza è importante per ottimizzare lo scambio energetico, ma è praticabile in qualsiasi momento e dovunque, soli o in gruppo, senza pericolo di cadere da cavallo e senza il timore legato a volte al fatto di montare a cavallo a un metro e mezzo dal suolo. Inoltre fa prendere coscienza della possibilità di riprogrammare il proprio corpo su un modo di funzionamento più fluido e più morbido, fonte di benessere.

2.    Un funzionamento più fluido ed armonioso del corpo e della  mente

 Il suolo si trasforma in laboratorio gestuale, il cavaliere diventato mimo equestre si rende  rapidamente conto dell'importanza di un gesto fluido e flessibile "per trasferire" i propri movimenti rispettando i biomeccanismi del cavallo,  facendo intervenire tutto il corpo in una globalità dinamica come un'onda del mare, più accentuata a livello del bacino e più discreta a livello delle estremità, testa, mani e gambe.
 Le "resistenze" del cavallo sono molto spesso legate ad un blocco di questa o quella parte del corpo del cavaliere, blocco “compensato” dal cavaliere con un ricorso alla forza... I mimi equestri permettono dunque di trovare ciò che gli Anglosassoni nominano "Flow" del movimento, che fa scaturire una migliore attenzione della coscienza fisica, in uno stato neuro-muscolare messo in atto allo stesso tempo rilassato ed attento.
 È il concetto "awareness through movement" caro a Feldenkrais, di coscienza percettiva dell'ambiente sviluppato nella Gestalt Therapy, di fluidità animale del Tai Chi.
 La parola italiana "morbidezza" coglie  bene questa libertà fisica naturale, morbida e sciolta.
Inoltre, una coscienza gestuale aumentata permetterà la de-programmazione dei riflessi di bipede a cavallo, spesso opposti all’ideale isodinamico, e di programmare  i gesti in modo più  sano e più ergonomico tanto per il cavaliere quanto per il cavallo.
Così l'equitazione virtuale collega le tre grandi famiglie di movimento dello yoga: la flessione prima del busto con la rotazione del bacino, la flessione posteriore o estensione della parte posteriore della curvatura dorsale e la torsione - raddrizzamento della colonna vertebrale, già citata, nel movimento laterale che include  il girare e il lavoro su due piste.
I mimi equestri possono dunque qualificarsi come yoga , stretching dinamico,  Tai Chi,  esercizi  Feldenkrais o Alexander del cavallo e del cavaliere.
Occorre sottolineare fortemente a questo riguardo la perfezione gestuale e biodinamica dell'equitazione detta classica, frutto dell'esperienza di cavalieri che passavano tutto il loro giorno in sella prima dell'arrivo della macchina, in piena forma fisica, con un atteggiamento naturalmente diritto e flessibile, elegante, nella concezione del atteggiamento fisico dell'uomo di corte. L'equitazione classica è la vera equitazione naturale, che favorisce un isodinamismo cavallo-cavaliere incomparabile, e costituisce da sola un Tai Chi ed un Yoga.
La posizione di riunione ricercata nel cavallo, caratterizzata da un rilevamento e del dorso e del collo, corrispondono nel cavaliere ad una posizione di sostegno dorsolombare, di mobilità armoniosa del bacino, e spinta della testa fuori dalle spalle che costituisce di per sé stessa un auto-kinésitérapia . I mimi equestri permettono allo stesso tempo di comprendere meglio, di considerare meglio, e di acquisire meglio questa gestualità buona e bella dell'equitazione classica.
Sul piano psichico, questo équilibrio e questa attivazione ondulatoria dell'insieme del corpo genera un migliore controllo mentale interno, ed una migliore integrazione all'ambiente esterno, man mano che progredisce la relazione isodinamica con il cavallo. Il corpo sciolto, centrato e mobile, può liberare, concentrare e ridurre il mentale, ed il cavaliere che balla con il suo cavallo dinamizza la sua relazione con il suo ambiente quotidiano. Nella fusione del centauro, il cavaliere non sa più se è uomo o cavallo, o un po' tutti e due, come non sa più se è corpo o spirito, o un po' tutti e due. L'equitazione ideale ricrea l'entità psicosomatica della persona umana, nell'ambito dell'entità animale ed umana che forma l’ ”octopede” cavallo-cavaliere.
I mimi equestri sono dunque una forma di “mimésis” particolarmente ricca, che prende in prestito dal terapeuta del movimento, che è il cavallo montato, il migliore dei suoi effetti salubri, in una rigenerazione globale e multipla.



“ Un’esperienza di riabilitazione psicomotoria per mezzo del cavallo: riabilitazione  psicomotoria  equestre con soggetti con deficit sensoriali visivi”

Dr. Nicoletta Angelini

-    psicologa
-    Presidente Ass.ne “L’Auriga” onlus®

Dr.  Lucia Scarpellini
-    terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
-    coordinatrice Centro di Attività Equestri Integrate “L’Auriga” onlus®



         La Terapia per Mezzo del Cavallo si è diffusa in questi anni affermandosi qual metodica in grado di rispondere ai bisogni delle persone disabili sia su un piano sanitario-riabilitativo, sia sul piano sociale, ludico-ricreativo.
L’Associazione “L’Auriga” onlus si è costituita nel marzo 1993 con lo scopo statutario di “favorire, diffondere e praticare tutte le attività al cui centro si ponga in qualsiasi modo il rapporto tra l’uomo ed il cavallo”.
         L’Associazione gestisce a Roma un Centro di Attività Equestri Integrate che risponde all’esigenza di impiegare le risorse disponibili in più aree di intervento. L’organizzazione strutturata dall’Associazione permette in sostanza di  gestire, all’interno della stessa struttura, attività diversificate rivolte a fasce di popolazione diverse, svantaggiate e non.
        “ L’Auriga” onlus ha maturato una specifica esperienza nello studio e nell’applicazione del rapporto uomo/cavallo, nonché nell’acquisizione di specifiche metodologie di intervento.
         Il lavoro operativo è svolto da un’équipe composta da un neuropsichiatra infantile, due psicologi, terapisti della neuro e psicomotricità, terapisti della riabilitazione, istruttori di equitazione e volteggio qualificati per disabili, assistenti con qualifiche equestri ed addetti ai cavalli.
L’équipe si avvale della consulenza di un medico sportivo e di uno specialista ortopedico; tutti gli operatori hanno una personale ed attestata esperienza relativa alla propria competenza equestre.
         In questi anni è stato possibile l’inserimento in tirocini di lavoro protetto pere soggetti in situazione di disagio sociale e psicologico, data l’importanza dell’ambiente equestre quale luogo di lavoro motivante e stimolante.
         La formazione professionale degli operatori diviene il presupposto indispensabile affinché essi possano finalizzare le attività anche a scopi di carattere socio-educativo e ciò è addirittura evidente se riferito  ad attività di carattere sanitario. Questo, oltre a favorire un’ottimizzazione dell’impiego delle risorse, consente di offrire a tutti un luogo di incontro ove il sociale si gioca sulla condivisione di azioni e modalità riferite all’altro ( “leggi” cavallo) diverso da sé.
         L’animale-cavallo rappresenta, nel contesto riabilitativo, un ricco corpo contenitore, in grado di stimolare e favorire le dinamiche affettivo-relazionali.
         E’ importante considerare le caratteristiche specie-specifiche che fanno del cavallo un prezioso co-terapeuta, non potendo qui tralasciare gli aspetti legati alla tradizione e alla cultura, che ne rafforzano la significanza; per poter cogliere appieno il potenziale rappresentato dall’impiego del cavallo, è necessario tenere presente gli aspetti simbolici che caratterizzano la sua relazione con l’uomo.
         Con la moderna etologia siamo in grado di dire che il cavallo possiede atteggiamenti sociali collettivi, gerarchici e associativi, atteggiamenti che arricchiscono il contesto relazionale in cui l’animale si esprime. Sulla base di queste considerazioni, il metodo elaborato e sperimentato dall’Associazione “L’Auriga” onlus, riconosce un ruolo fondamentale alla relazione che si stabilisce, spontaneamente o mediata dagli operatori, tra il cavallo e il singolo individuo  . L’intervento riabilitativo svolto per mezzo del cavallo si propone di rispondere alla richiesta di soluzioni innovative nell’ambito della riabilitazione neuro e psiomotoria, e di fornire sostegno e aiuto a quei soggetti il cui disagio psicofisico non consente un normale ed armonico inserimento sociale.        Vogliamo, inoltre, sottolineare l’importanza dell’osservazione e della raccolta sistematica dei dati osservativi, al fine di programmare e verificare l’intervento.

Riabilitazione Psicomotoria Equestre con Soggetti Affetti da Deficit Sensoriali Visivi

         In soggetti con svantaggio sensoriale, un’attività riabilitativa di tipo equestre, strutturata e messa in atto da operatori specializzati, può favorire e rinforzare lo sviluppo di comportamenti psicomotori e sensoriali adeguati alle prestazioni richieste.
         Il cavallo, entità diversa dall’uomo e le cui percezioni ci appaiono pressoché sconosciute, può con il suo corpo, i suoi sensi ed i suoi ritmi accompagnarci nel conoscere, esperire ed acquisire capacità, fiducia e maggiore autonomia personale.
         In base alla nostra esperienza riteniamo che l’ambiente equestre e l’interazione uomo-cavallo, che in esso si crea e si sviluppa, siano componenti facilitanti la comunicazione e la socializzazione; nello specifico riteniamo che questi siano elementi assai significativi se riferiti alle acquisizioni che, attraverso l’attività equestre, riguardano lo sviluppo percettivo.
         L’accettazione dell’attività da parte del soggetto disabile è un requisito indispensabile per la buona riuscita dell’intervento riabilitativo, soprattutto quando l’azione deve passare, come nel nostro caso, attraverso il gioco con il cavallo, che è “essere” diverso da noi. Il contenuto emozionale che scaturisce dal contatto con il cavallo potenzia naturalmente la motivazione ad apprendere e favorisce la partecipazione attiva del soggetto.
         Nel caso di minorazione sensoriale, come ad esempio quella della vista, è importante, nell’elaborare il programma riabilitativo, considerare anche il livello di capacità a svolgere il compito che il soggetto sente di possedere e che va valutata in base a:
  adeguatezza effettiva ( valutabile in seguito ad un’accurata osservazione obiettiva)
    adeguatezza percepita e sentita ( relativa al vissuto del soggetto e variabile in relazione all’età,
al grado di cecità e all’elaborazione personale del proprio deficit)
In assenza di controllo visivo, assistiamo ad un aumento della sensibilità nelle variazioni dello stato di equilibrio ed alla necessità di raccogliere numerose informazioni sulla parte inferiore del corpo (più immaginativamente il “ restare con i piedi per terra”).
         Inoltre, nell’intervento riabilitativo con soggetti non vedenti, dobbiamo tenere presente gli atteggiamenti di difesa dovuti al non controllo visivo, che rappresentano una difficoltà in più nel rapporto terapeutico (che nello specifico coinvolge non solo il terapista, ma anche il cavallo), e che generano solitamente reazioni tonico-emotive rilevanti.
         Nelle esposizioni delle attività è necessario presentare le situazioni nuove, non conosciute, integrandole con gli stimoli sensoriali validi, scomponendo la proposta operativa in micro-passaggi, dando modo al soggetto di integrarli gradualmente nella sua esperienza senso-motoria più recente.
         Nello specifico dell’attività per mezzo del cavallo tutto ciò ha inizio con la fase di conoscenza e avvicinamento al cavallo da terra; è questa la fase in cui si entra in contatto con l’animale, scoprendone le fattezze, sentendone il calore, gli odori e le sonorità corporee, ecc..
         Per relazionarsi con il cavallo è innanzitutto necessario riconoscere la posizione del suo corpo rispetto a noi e rispetto agli strumenti da utilizzare per il governo della mano; è indispensabile, inoltre, che l’animale sia addestrato a restare perfettamente immobile, tanto da costruire il più importante punto di riferimento per il non vedente, che dovrà compiere le azioni di pulizia in modo sempre più autonomo.
         Come approccio iniziale all’equitazione, la tecnica del volteggio ci è sembrata la più adatta poiché permette di delineare uno spazio preciso di lavoro (si agisce all’interno di un ampio circolo) in cui il cavallo e l’istruttore rappresentano punti di riferimento sicuri per l’utente.
         Salire a cavallo è sempre un esperienza molto forte e personale che presuppone la capacità di affidarsi completamente all’altro; nell’esperienza di un non vedente l’atteggiamento fiducioso nei confronti dell’animale e degli operatori permette un ascolto attivo dei movimenti e delle sensazioni trasmesse dal cavallo, favorendo la conoscenza e l’elaborazione di schemi motori nuovi dovuti alla progressione ritmica delle andature dell’animale.
         La fase successiva consiste nel passaggio ad uno spazio di lavoro non più solo circolare, ma variato, per imparare a riconoscere gli spostamenti attraverso percorsi tra linee rette curve ed angoli favorendo gli spostamenti autonomi del non vedente a cavallo in breve spazi strutturati.
         Nell’esempio di un percorso in campo sul cavallo bisogna scomporre il movimento in:
•    percezione dello schema corporeo proprio e del cavallo in situazione statica
•    controllo dell’equilibrio e consapevolezza dello stesso in situazione statica e dinamica
•    orientamento e direzione attraverso il controllo sensoriale esterno (tattile/ uditivo)
•    trasposizione progettuale dal proprio spostamento a quello del cavallo (modeling/problem solving)
•    elaborazione dello schema motorio di base (aggiustamento e percezione)
•    contemporaneità con il comportamento del cavallo (arti inferiori/anteriori) 
•    mantenimento della continuità nello spostamento (introduzione al ritmo)


 

L'EQUITAZIONE E IL METODO FELDENKREIS.
Contributo di un partecipante al convegno

È praticamente impossibile descrivere in due o tre pagine di informazione la filosofia e la tecnica del mondo dell'equitazione e l'uso del metodo Feldenkreis.
Ciononostante cercherò di spiegare il più possibile come li vivo e come li insegno.

Agli allievi offro tre possibilità:
1)  - equitazione facile o "montare con le ossa".
Specializzazione: l'assetto consapevole, il dressage fino al livello D.
2)  -  l'equitazione e il mondo del "cavallo che ci muove".
Il metodo Feldenkreis a cavallo.
3)    -  conoscersi attraverso il movimento.

Il metodo Feldenkreis.

Il cavallo che ci muove o il metodo Feldenkreis a cavallo.
È un modo di insegnamento sia a terra (in piedi, sdraiati sulla schiena, sui fianchi, seduti), sia a cavallo, al passo.
E’ possibile insegnare alle persone in grado di mettere in pratica fisicamente ciò che suggerisco loro a voce. Cioè a persone sane o con handicap, ma autosufficienti e consapevoli dei propri movimenti e in grado di gestire il loro corpo con la volontà.

Lo scienziato Moshe Feldenkreis (1904 - 1984 Russia):
Laureato in ingegneria meccanica ed elettrica.
Dottorato in fisica alla Sorbona.
Collaboratore in ricerca di Frederic Joliot Curie.
Cintura nera di judo, fonda il primo club di arti marziali in Francia.
In Inghilterra lavora per il Ministero della Marina Britannica.
Ritorna in Israele dove è cresciuto e diventa primo direttore del Dipartimento Elettronico delle forze di difesa dell'esercito israeliano.
E poi? Dedica semplicemente tutta la sua vita, le sue conoscenze scientifiche e delle arti marziali per scoprire come funziona l'essere umano.
Elabora un metodo pratico di lavoro sul corpo che espone in modo organico.
I suoi punti di vista sull'ansia, sulla depressione, sull'importanza della diramazione vestibolare dell'ottavo nervo cranico sono, oggi, universalmente riconosciuti e accettati.
Crea un metodo in cui il "movimento" è il filo conduttore, il movimento organico in forma di pensiero, respirazione, emozione, movimento neuromuscolare ed il movimento di tutto lo scheletro formano un grande insieme coordinato per servire come supporto alla volontà dell'essere umano che deve mettere in moto l'intera struttura per agire, camminare, riposare, correre, riprodursi, difendersi, semplicemente organizzarsi per poter vivere.
Chiunque vive si organizza ed agisce, è vero, ma c'è una grande, anzi un'enorme differenza tra:
- agire in modo abitudinario, non o poco cosciente e meccanico.
- agire in modo organico, consapevole e con una qualità di movimento previsto dall'evoluzione dell'uomo. Una qualità di movimento che sfrutta il minimo sforzo muscolare per spostarsi, per agire nello spazio, ricordandosi la legge della collaborazione tra il nostro scheletro, le nostre ossa, le nostre articolazioni, e la forza di gravità.
I vantaggi di uno scheletro che sa agire in modo organico sono immensi e non si riducono al semplice mettersi in moto, alzarsi dalla sedia, respirare, vedere, muoversi con grazia e poca fatica.
Il fine del metodo Feldenkreis è quello di insegnare la qualità del movimento organico -consapevole- che si espande a tutte le funzioni fisiche, organiche ed emozionali.
Ogni pensiero è parallelamente un'emozione e ogni pensiero ed emozione portano ad uno specifico tono muscolare, così come il tono muscolare influenza le emozioni ed il pensiero.
Sfrutta il movimento per influenzare il tono muscolare attraverso sistemi organici di movimento: rotazione, flessione in avanti, indietro, di lato, la spirale ecc. e le loro combinazioni attraverso tutto lo scheletro in modi infiniti.
Ha studiato e osservato l'essere umano, decifrando questi schemi ed ha creato un metodo di insegnamento per:
-    reinsegnare (dopo anni di cattivo uso di sè stessi, di sopportazione di dolori cronici, di incapacità a compiere certi movimenti, insicurezze fisiche, ecc.) al corpo, attraverso movimenti specifici, le sue funzionalità organiche.
-    Per dare nuovi input del movimento organico ad una persona il cui sistema nervoso che non ha mai avuto la possibilità di sperimentarli da solo. (lesioni cerebrali, immobilità per tempi prolungati nella fase della crescita di un bambino a cui vengono così a mancare importanti fasi dello sviluppo).
-    Per ridare input persi al "software" perché ricordi schemi perduti per un incidente, un ictus o per periodi di immobilità dopo un trauma, uno shock.

Come si realizza questo insegnamento?
Ci sono due metodiche:

1)    attraverso l'Integrazione Funzionale
l'insegnante, per mezzo delle sue mani trasmette all'allievo, che è passivamente sdraiato o seduto in vari modi, ma sempre comodo e a suo agio, gli input dei movimenti e gli schemi. Le mani dell'insegnante danno le informazioni che il sistema nervoso dell'allievo elabora in modo non consapevole.
Il tono muscolare cambia e si avvicina sempre di più all'optimum. L'allievo "registra" nel suo "Hominculus" le nuove e diverse possibilità di funzionamento neuro - scheletriche.
Al sistema nervoso vengono quindi date nuove opzioni così che l'allievo possa fare delle scelte su come migliorare il modo abitudinario e quotidiano. E sembra che il sistema nervoso, appena può, scelga la strada più facile, più organica, più qualitativa. Ad ogni seduta si arricchisce un po' il software del sistema nervoso e l'allievo porta a casa un modo diverso, migliore, di usarsi, di pensare, di agire e di ragionare.

2)    attraverso le A.T.M. (awearness through movement), oppure C.A.M. (consapevolezza attraverso movimenti).
Questa seconda possibilità di insegnamento si realizza attraverso una guida vocale. L'allievo è attivo, sdraiato a terra in vari modi, seduto o in piedi, e mette in pratica, a modo suo, individualmente, con i suoi ritmi e le sue possibilità fisiche, gli inviti dell'insegnante a muoversi secondo un preciso filo conduttore. Questi movimenti chiamati "processi" portano l'allievo ad analizzare il proprio scheletro, le proprie ossa e le loro articolazioni, in senso funzionale.
L'allievo impara a sentirsi, a conoscersi con consapevolezza in più dimensioni; impara sia a
- differenziare le varie parti del corpo (muovere un gomito senza muovere la spalla, muovere gli occhi senza muovere la testa, fare dei movimenti non abitudinari).
-    integrare le varie parti del corpo: cosa fa lo sterno quando si arrotonda la schiena; cosa fanno le costole anteriori quando si inarca alla schiena; cosa fa il bacino quando si ruota il busto, ecc.


Di quale utilità è quindi il cavallo ?
come si può abbinare l'andare a cavallo e il metodo Feldenkreis: consapevolezza attraverso movimento.
Il cavallo è semplicemente un enorme amplificatore di tutte le sensazioni funzionali.
La dinamica dello scheletro in movimento dell'uomo e del cavallo sono praticamente eguali.
L'uomo agisce con la colonna vertebrale in verticale su due gambe, il cavallo con la colonna vertebrale in orizzontale su quattro gambe.
Ma la dinamica dello scheletro, gli schemi dei movimenti, l'aprirsi e chiudersi delle articolazioni, sono equivalenti nell'uomo che cammina e nel cavallo all'andatura del passo.
Nel cavallo semplicemente è tutto molto più in grande e amplificato.

L'allievo, dopo aver appreso durante la lezione pratica di "consapevolezza attraverso movimento" a terra alcune connessioni delle varie parti del corpo, può salire in sella e procedere al passo con il cavallo guidato da un aiutante a terra.
Affinché l'allievo possa essere seduto con un assetto bilanciato, neutrale, è indispensabile che la sella sia realizzata su misura per il cavallo, così da non squilibrarlo spostando l'allievo in avanti, di lato o indietro, e lasciando inoltre la massima libertà di movimenti al cavallo stesso.
L'allievo può quindi iniziare ad imparare come si sta seduti in equilibrio con il minimo uso della muscolatura. E se si riesce a star seduti in equilibrio si saprà anche stare in equilibrio in piedi ed anche muoversi e camminare.
Apparentemente questo apprendimento avviene in modo passivo, in modo statico, in quanto l'allievo è seduto ed è il cavallo che si muove, ma è proprio il movimento del cavallo che trasferisce all'allievo la dinamica del camminare.
Chi ha reimparato in modo consapevole come si fa un movimento o come si cammina, potrà sfruttare questa consapevolezza in qualsiasi campo, avendo più possibilità di scelta sia nelle attività fisiche che mentali.

"Quello che intendo non è un fisico flessibile, ma una mente flessibile".
"Chi sa come fare può fare ciò che vuole".
(Moshe Feldenkreis).

Questo tipo di insegnamento è così attivo e funziona attraverso l'apprendimento organico, cioè il fare, lo scoprire, lo sperimentare, lo sbagliare con libertà e riprovare e poi infine diventare consapevole delle proprie azioni e delle proprie capacità.
Così come fanno i neonati ed i bambini piccoli che si muovono senza preconcetti e senza traguardi, dando massimo spazio alla propria natura e organicità.


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  SIAEC - Società Italiana di Arte Equestre Classica