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Articoli dal giornale

Equitazione Sentimentale

 
Alcuni amici

Alcuni amici ci chiedono di prendere posizione tra l’Alta Scuola ed il Dressage, alcuni ci accusano di non avere una chiara scuola di riferimento, altri ci chiedono se siamo Baucheristi o fiancheggiatori di D’Aure, altri ci accusano di essere troppo filo - Steinbrecht, alcuni ci stimolano a partecipare alle gare, altri cercano di imporci di fare spettacoli, potremmo continuare per alcune pagine su come ciascuno, che si avvicina alla associazione, vorrebbe svilupparne l’orientamento. Vorremmo qui chiarire alcuni aspetti, che già abbiamo sottolineato, ma che riteniamo opportuno puntualizzare, proprio per rispondere il più esaustivamente possibile alle varie richieste. Siamo un’associazione culturale che tende a far conoscere i Grandi Maestri dell’equitazione ad un pubblico, quello italiano, che propriamente non è diffusamente informato.  Questo è il compito che ci siamo dati, senza sposare questa o quella parrocchia. Riteniamo le guerre di religione una follia, tanto più se fatte per problemi equestri. Vogliamo aiutare tutti, principianti, esperti o sedicenti tali, a percorrere di persona i sentieri dell’Arte Equestre. Vogliamo, con la cultura, ridurre di poco o, speriamo, di molto le sofferenze che molti cavalli sopportano per colpa dell’ignoranza dei loro proprietari o di chi li monta. In questa frase non vi è nulla d’accusatorio, se la cultura equestre non è circolata nel nostro paese non è certo colpa di chi ama il cavallo e cerca di avere un rapporto con questo splendido animale, né di coloro che, per quest'amore, hanno accettato di fare grandi sacrifici, lavorandoci quotidianamente. Non avere a disposizione l’accesso alla cultura che si è sviluppata nel corso dei secoli passati, non è una colpa. Inizia ad essere colpa il non volerla prendere in esame, una volta  a disposizione.
Ciò non toglie che, pur con questo taglio strettamente teorico-culturale, la nostra associazione non abbia aspirazioni pratiche: speriamo, per esempio, che presto o tardi venga vietato l’uso dei chiudi-bocca nelle gare di dressage, che sia vietato l’uso di mezzi costrittivi  (redini di ritorno o altro) almeno nei campi prova, nella speranza che si comprenda finalmente che nessun mezzo costrittivo può supplire alla nostra imperizia. L'uso di qualsiasi aggeggio di questo tipo, lungi dall’essere  qualificante, è di fatto il più lampante biglietto da visita dell’inadeguatezza di chi lo usa. Speriamo che la maggior parte dei cavalieri, smetta di reputare l’Arte Equestre come “quel modo di esibirsi nei circhi” o quella cosa che fanno ”quelli con i cavalli spagnoli”. L’Arte Equestre è l’arte di addestrare, è la base comune a tutte le specialità, è l’enorme bagaglio storico di  esperienze tecniche differenti. Noi, nello specifico, ci riferiamo a quelle tecniche che partendo dal massimo rispetto dell’animale, rifiutano ogni coercizione fisica o psicologica. Queste vogliamo maggiormente  divulgare, sia con le pubblicazioni, sia con i corsi pratici.
Non ci avviliamo se qualche  appassionato ci taccia di incapacità, perché non dimostriamo sul terreno le nostre doti. Non c’interessa in modo particolare, mostrare i muscoli. Ciò non toglie che  sosteniamo e stimiamo tutti coloro che, per lavoro o per passione, vogliano esibirsi in spettacoli o gare a qualsiasi livello, purché alla base ci sia il rispetto dell’animale e non l’ottenimento dell’obbiettivo ad ogni costo, purché ci sia seria ricerca  e non presupponente incapacità, con scarso senso dell’autocritica, che a volte diviene ridicola parodia. Il nostro sogno nel cassetto è, e lo abbiamo già espresso più volte, ripercorrere l’equitazione italiana dalle radici, non in senso strettamente storiografico andando alla ricerca di autori dimenticati, ma ritrovando un filo logico che esiste, da Grisone a Mazzuchelli a Caprilli,  e su questo filo logico proseguire nella ricerca equestre. Per essere espliciti, con le ovvie diversificazioni dovute alle epoche così distanti tra loro, l’elemento di base che riteniamo essere il filo conduttore consiste nel tentativo che questi cavalieri hanno fatto di interpretazione della dinamica corporea del cavallo, per applicarla all’addestramento. Questo filo conduttore è andato nel tempo dimensionandosi, sino ad assumere una formulazione rivoluzionaria: non più sottomissione, coercizione, ammaestramento, ma collaborazione, sviluppo muscolare cinetico, dinamica corporea simbiotica. Come spesso accade per cogliere gli elementi semplici, che sembrano ovvii e banali, è necessaria una profonda conoscenza tecnica ed un’acquisita solida base culturale, altrimenti, non solo si rischia di sbagliare, ma si percorrono strade che conducono esattamente nella direzione opposta a quella desiderata. Lo studio della dinamica del cavallo ha fatto certamente dei passi in avanti rispetto ai tempi di Caprilli, ed è proprio  grazie alle sue intuizioni che questi passi sono stati possibili. Molti rifiutano il contatto con l’Arte Equestre proprio in nome di Caprilli: noi siamo convinti che egli non rifiutasse assolutamente la cultura equestre ed anzi ne fosse un profondo conoscitore, come dimostrano  i suoi scritti e le foto che lo vedono impegnato nel lavoro a terra. Le critiche che lui rivolgeva, partivano da questa base culturale non solo verbale ma pratica, e quindi da questa base si proiettava in avanti, nel tentativo di superarle, con  l'obbiettivo specifico di mettere in sella in breve tempo dei soldati digiuni di ogni capacità equestre, non di discutere di addestramento dei cavalli. Noi riteniamo di doverci muovere proprio dalla sua  filosofia di base, per un approfondimento della ricerca tecnica, su cui, per la verità, già da tempo  stiamo lavorando. La frase storica caprilliana che può essere parafrasata in: ”non sul cavallo, ma con il cavallo” ha un significato molto più profondo della banalizzazione verbale, così come ”mantenere l’equilibrio naturale” va molto al di là del salire a cavallo in qualche modo, lasciandolo libero di “esprimersi” senza lavoro in piano, perché dannoso. Dannoso certamente è il lavoro di maneggio eseguito senza basi tecniche e culturali adeguate, con una conoscenza  superficiale della dinamica e della anatomo-fisiologia del cavallo, pensando a lui come ad una moto o ad una bicicletta. Dannoso è il "lavoro in piano" eseguito con strumenti coercitivi e  su questo siamo assolutamente d’accordo con Caprilli.  Quando qui parliamo di Arte Equestre o di arte di addestrare, non abbiamo, come egli aveva, il fine contingente di mettere  in sella la truppa in breve tempo, ma abbiamo l'ambizione di trasmettere quelle conoscenze di base, conoscenze tecniche, che per  Caprilli e per tutti i grandi cavalieri del passato erano semplicemente naturali e quotidiane, come per noi può essere  guidare l'automobile, mentre per noi  sono lontane ed ignote non avendo consuetudine nella vita quotidiana con i cavalli, qual'era sino al nostro secolo. Dalla conoscenza profonda di questi elementi, alla luce delle nuove esigenze sportive o di semplice  piacere, si possono sviluppare le nuove metodiche e fare dei passi in avanti in un arte di addestrare che abbia come fine il piacere dei due soggetti collaboranti. 


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  SIAEC - Società Italiana di Arte Equestre Classica