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Articoli dal giornale

Equitazione Sentimentale

 
    LA PLASTICITA’ DEL CAVALLO

Molto spesso abbiamo visto cavalli meravigliosi con corpi armoniosi, muscolarmente perfetti, acquistati da poco, scendere dai van, li abbiamo visti muovere in libertà, con movimenti spettacolari, saltare scossi  con gesti  entusiasmanti. Poi dopo qualche mese sembrano avere perso il loro smalto sembrano trasformati, modificati nel corpo e nelle andature, il loro gesto nel salto ha perso spinta, si è appiattito, a volte non riescono nemmeno più a saltare che piccoli ostacoli. Incominciano a ribellarsi, si difendono, sgroppano, calciano, scappano,  il collo si gonfia nella parte inferiore, la schiana si insella,diventano brutti. Che cosa sta succedendo?
Il proprietario inizia a preoccuparsi, chiede consiglio: adotta imboccature sempre più severe, usa redini di ritorno, chambon, gogue senza risultati, anzi di solito la situazione peggiora.
 Inizia la   teoria dei veterinari che tentano di dare le loro interpretazioni mediche: manca  di vitamine, la dieta non è idonea, ha sofferto nel trasferimento, è ferrato male etc. etc.
 
Io credo che gran parte di questi problemi sorga dalla particolare plasticità del corpo del cavallo e dalla sua gran pazienza e sottomissione.

Voglio dire che le sue masse muscolari si modificano con gran rapidità, sia nel bene sia nel male, per la sollecitazione del peso del cavaliere. Sotto l’equilibrio spesso precario, quasi sempre rigido, del suo dominatore, il buon lavoratore muta: contrae alcune masse muscolari, altre le sviluppa, altre le perde del tutto e così per cercare di trovare nuovi equilibri pian piano altera la sua struttura corporea, a volte in modo molto grave ed irreparabile, sino a mostrare zoppie incomprensibili.

Lo stesso soggetto caduto in mani meno superficiali, con calma ed esercizi adeguati, rifiorisce: recupera le masse muscolari, recupera l’ardore, la volontà di lavoro, riacquista i movimenti, in una parola riprende salute.
A me personalmente è capitato molte volte di assistere al primo percorso: quello discendente, qualche volta addirittura di prevederne il divenire. Qualche volta ho avuto la fortuna di assistere alla rifioritura.
Ciò è dovuto alla plasticità , sia psichica, sia corporea del cavallo: la sua grande pazienza fa in modo che persone, totalmente prive di qualsiasi equilibrio, sottopongano il suo ad una precarietà totale che lo costringe a grandi sforzi muscolari. Inoltre, la scarsa dote d’equilibrio   determina azioni terribili di mano sulla bocca (a tutti decine di volte è capitato di vedere cavalieri che si aiutano con le mani, attaccandosi in bocca, per eseguire il trotto sollevato, con gravissimo danno non solo alla bocca, ma a tutta la muscolatura   della colonna) .
Per ritrovare una qualche stabilità, il cavaliere agisce con le ginocchia comprimendole ai fianchi determinando in tal modo altre decise contratture (pensate quale disturbo può determinare tale compressione ad un animale che è così sensibile da sentire esattamente   la posizione di una piccola mosca sulla groppa)
Queste contratture, queste perdite di stabilità e d’equilibrio modificano le masse muscolari in modo a volte irreparabile.
Pensate ad un atleta, per esempio ad un ginnasta, che debba sempre allenarsi con un sacco sulle spalle che, oltre ad essere mobile, lo comprime alla vita e magari anche con un apparecchio dentale complicatissimo che lo costringe a tenere la testa in una posizione obbligata, oppure pensate ad un centometrista a ostacoli nelle medesime condizioni. Quale allenatore punterebbe mai seriamente sulla possibilità di affermazione agonistica di tale personaggio? E invece tutte le domeniche nei campi di salto ostacoli e spesso anche nei rettangoli da dressage gareggiano atleti in queste condizioni. E’ proprio per mantenere il cavallo nelle sue fattezze originarie, per permettergli di esprimere tutta la sua potenzialità muscolare, per migliorarne la bellezza e la potenza, che è assolutamente indispensabile che il cavaliere acquisisca un assetto sciolto, cioè che non necessita di mani e di gambe per l’equilibrio, rilassato, non contratto, non forzato. Questo si ottiene soltanto lavorando senza staffe e senza redini, alla longia, su un cavallo con andature ben regolari e confermate.

 Ogni contrattura volontaria o involontaria del cavaliere determina una contrattura corrispondente nel suo cavallo. A volte guardando come è strutturato un cavallo e come si muove si può definire in modo preciso quali sono i problemi di postura e di equilibrio del suo cavaliere.
D’altra parte dobbiamo pensare che quasi tutti i cavalieri non professionisti per molti giorni, negli uffici, nei negozi, in macchina tengono posizioni corporee non equilibrate, contratte, monolaterali quasi sempre destre. Allora non possiamo pensare che senza esercizi adeguati, improvvisamente per alcune ore ritrovino naturalmente equilibrio simmetrico, scioltezza muscolare, indipendenza motoria degli arti, e postura corretta.
                       
G. MAZZOLENI


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