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           Al poeta centauro                       Nuno Oliveira - disegno a carboncino

                  Parlare di Nuno è impresa non facile, soprattutto per chi come me ha avuto il piacere di
                 conoscerlo, vederlo montare e insieme il dispiacere di aver goduto di ciò per brevissimo tempo.

                 La sua figura, nel mondo equestre con la “E” maiuscola, ancora suscita grandi emozioni e non
                 tutte a lui favorevoli. Come tutti i grandi personaggi ha grandi estimatori, discepoli adoranti,
                 allievi divenuti importanti, ma ha incontrato anche grande ostilità, addirittura odio, anche tra
                 chi l’ha ben conosciuto e frequentato.

                 In un certo senso la sua figura ripropone lo scontro che nel secolo scorso ha visto fronteggiarsi
                 sostenitori di Baucher e sostenitori del conte D’Aure, certo più limitato nel numero dei
                 contendenti, in quanto purtroppo, non è più così vasta l’eco dell’arte equestre.

                 La sua personalità, così come l’ho vissuta io, era forte e netta: con me o contro di me, con il
                 cavallo o contro il cavallo, arte equestre o nulla. Era tanto dolce ed appassionato con il
                 cavallo, di una sensibilità quasi animale, quanto ruvido e feroce con gli uomini, soprattutto se
                 maldestri e violenti con i cavalli.

                 Un uomo capace di piangere mentre montava ascoltando le arie liriche di Verdi che amava
                 appassionatamente e pronto a scagliarsi con una violenza inaspettata contro malcapitati
                 cavalieri che lui considerava incapaci.

                 E’ stato spesso paragonato a Baucher ma, chi come me l’ha visto lavorare pur se in poche
                 occasioni, non suscitava questo diretto riferimento: troppo lavoro di spalle in dentro, troppo
                 ritmo, certamente un grande uso delle flessioni ma anche molto rigore nelle arie. Certamente di
                 Baucher abbiamo troppo spesso davanti agli occhi i discutibili esempi dei suoi tardi epigoni
                 che non rendono giustizia al loro maestro. Le priorità di Nuno, l’uso dell’assetto, il sentimento
                 del cavallo nel bacino, non mi sembrano concetti propriamente baucheristi, ma potremmo
                 eventualmente considerare Nuno un seguace che ha innovato e sviluppato, fino a dettare un
                 proprio modello di riferimento. Da queste novità, frutto di studio e di esperienza, di cultura e
                 sensibilità, scaturisce la figura di Oliveira come maestro, grande cavaliere, grande preparatore,
                 grande amante della musica, dell’arte e soprattutto appassionato amante del cavallo.

                 A questo “Poeta Centauro”, nel decimo anniversario della Sua scomparsa la S.I.A.E.C. rende
                 omaggio dedicandogli questo numero di Equitazione Sentimentale, per i grandi insegnamenti
                 che ha lasciato, soprattutto per l’amore e il rispetto verso il cavallo, cardini del suo modo di
                 addestrare, princìpi che durante tutta la sua vita ha tentato di trasmettere alla platea che
                 l’ascoltava, sostenitori o detrattori che fossero.

                 In questa occasione siamo solo dispiaciuti di non poter esprimere con maggior ampiezza questa
                 nostra ammirazione, ciò nell’intento di far conoscere Oliveira ai tanti che non hanno avuto la
                 mia fortuna di incontrarlo….

                              

              GC Mazzoleni