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Parlare di Nuno è impresa non facile, soprattutto per chi come
me
ha avuto il piacere di
conoscerlo, vederlo montare e insieme il dispiacere di aver goduto di
ciò
per brevissimo tempo.
La sua figura, nel mondo equestre con la “E” maiuscola, ancora suscita
grandi emozioni e non
tutte a lui favorevoli. Come tutti i grandi personaggi ha grandi
estimatori,
discepoli adoranti,
allievi divenuti importanti, ma ha incontrato anche grande
ostilità,
addirittura odio, anche tra
chi l’ha ben conosciuto e frequentato.
In un certo senso la sua figura ripropone lo scontro che nel secolo
scorso
ha visto fronteggiarsi
sostenitori di Baucher e sostenitori del conte D’Aure, certo più
limitato nel numero dei
contendenti, in quanto purtroppo, non è più così
vasta
l’eco dell’arte equestre.
La sua personalità, così come l’ho vissuta io, era forte
e netta: con me o contro di me, con il
cavallo o contro il cavallo, arte equestre o nulla. Era tanto dolce ed
appassionato con il
cavallo, di una sensibilità quasi animale, quanto ruvido e
feroce
con gli uomini, soprattutto se
maldestri e violenti con i cavalli.
Un uomo capace di piangere mentre montava ascoltando le arie liriche di
Verdi che amava
appassionatamente e pronto a scagliarsi con una violenza inaspettata
contro
malcapitati
cavalieri che lui considerava incapaci.
E’ stato spesso paragonato a Baucher ma, chi come me l’ha visto
lavorare
pur se in poche
occasioni, non suscitava questo diretto riferimento: troppo lavoro di
spalle
in dentro, troppo
ritmo, certamente un grande uso delle flessioni ma anche molto rigore
nelle
arie. Certamente di
Baucher abbiamo troppo spesso davanti agli occhi i discutibili esempi
dei
suoi tardi epigoni
che non rendono giustizia al loro maestro. Le priorità di Nuno,
l’uso dell’assetto, il sentimento
del cavallo nel bacino, non mi sembrano concetti propriamente
baucheristi,
ma potremmo
eventualmente considerare Nuno un seguace che ha innovato e sviluppato,
fino a dettare un
proprio modello di riferimento. Da queste novità, frutto di
studio
e di esperienza, di cultura e
sensibilità, scaturisce la figura di Oliveira come maestro,
grande
cavaliere, grande preparatore,
grande amante della musica, dell’arte e soprattutto appassionato amante
del cavallo.
A questo “Poeta Centauro”, nel decimo anniversario della Sua scomparsa
la S.I.A.E.C. rende
omaggio dedicandogli questo numero di Equitazione Sentimentale, per i
grandi
insegnamenti
che ha lasciato, soprattutto per l’amore e il rispetto verso il
cavallo,
cardini del suo modo di
addestrare, princìpi che durante tutta la sua vita ha tentato di
trasmettere alla platea che
l’ascoltava, sostenitori o detrattori che fossero.
In questa occasione siamo solo dispiaciuti di non poter esprimere con
maggior
ampiezza questa
nostra ammirazione, ciò nell’intento di far conoscere Oliveira
ai
tanti che non hanno avuto la
mia fortuna di incontrarlo….
GC Mazzoleni