Baucher: l'uomo
e il Maestro
Il Generale Albert Decarpentry pubblica , nel 1948 , una biografia originale
e appassionante di François Baucher , analizzando razionalmente
le scoperte di questo innovatore, il più fecondo dell'Arte Equestre
e dedicando, con un velo di devozione filiale, questo libro al proprio nonno,
Eugène Caron, che era stato allievo proprio di Baucher . Quest’opera
è essenziale per poter comprendere l’importanza del fenomeno Baucher
nella storia dell’equitazione. Dalla caratura del Maestro alla figura umana,
dalla cronaca all’analisi del procedimento equestre, dalla metodologia
alla scuola di Baucher : la penna graffiante di Decarpentry non
trascura alcun dettaglio. Quella che segue, è una sintesi della
parte dedicata ad alcuni momenti forse meno noti della vita di Baucher.
Ho volutamente riportato in grassetto, alcune frasi del testo, nella loro
versione originale, per non perdere la loro primigenia immediatezza.
Decarpentry( 1878-1956), ufficiale di cavalleria, Ecuyer del Cadre Noir di
Saumur, Comandante in seconda della Scuola di cavalleria , ha contribuito
attivamente allo sviluppo dell'equitazione francese, sia per il suo attivismo
in seno alla F.E.I. sia per le sue opere scritte.
Il Generale Decarpentry sottolinea in maniera arguta, che a partire da Senofonte,
i procedimenti di addestramento, scoperti empiricamente e perfezionati
durante una sperimentazione più che millenaria , sono stati più
o meno gli stessi, pur adattandosi alle esigenze particolari dell'impiego
del cavallo da sella nelle differenti epoche. " Un insieme coerente di ricette
di un'efficacità riconosciuta, piuttosto che un metodo propriamente
detto. Gli antichi maestri non si erano preoccupati di elaborare una
teoria . In un'arte esclusivamente di esecuzione il come dell'applicazione
pratica li aveva preoccupati più che il suo perché". Decarpentry
riconosce invece a Baucher l'originalità di un sistema metodico, strettamente
coordinato, nel quale gli effetti dei procedimenti da lui inventati, sono
giustificati teoricamente, ed espressi in un corpo unico fatto di principi
e dottrina.
Con uno stile prettamente giornalistico, Decarpentry ha quel potere,
quasi magico, di saper far rivivere la Parigi, che va dall'impero napoleonico
alla Comune, passando per la restaurazione fino al secondo impero, analizzando
prima l'uomo-Baucher e poi il Maestro.
Non a caso Decarpentry , pur prendendo atto dell'esperienza milanese di un
giovanissimo Baucher all'Accademia di Mazucchelli ( che spingeva all'estremo
nel suo addestramento le minuzie e il rigorismo che la Scuola Napoletana
aveva propagato in tutta l'Italia nel corso del XVIII° secolo) prende
comunque le distanze dall'opinione comune e corrente che la base
della equitazione baucherista ( " annichilire ogni volontà
presso il cavallo e rimpiazzarla con quella del cavaliere " ) sia il frutto
di un preciso insegnamento di questo Maestro italiano. Anche
se lo spirito curioso e osservatore di François Baucher non
mancò di essere attirato da questa Accademia e dal celebre Ecuyer
che l'aveva diretta, " nulla ci permette tuttavia di affermare che ne abbia
ricevuto l'insegnamento, e se la nascita del suo talento ne fu influenzata,
noi non ne sappiamo in quale misura ". In una nota a piè pagina
Decarpentry suggerisce inoltre , che sia piuttosto al ricordo di queste
pratiche di addestramento,complicate e rigorose, con cui Mazucchelli preparava
i suoi cavalli, utilizzando ogni sorta di imbrigliature, che Baucher "deve
l'orrore che manifesterà in seguito per tutte le macchine impiegate
nell'addestramento dei cavalli!".
Con poca probabilità Baucher, manifesto rivoluzionario, continuò
a professare dei principi che respingeva nelle sue opere, anche se " si sa
solamente che non aveva abbandonato per l'istruzione dei suoi allievi l'impiego
di un saltatore a quei pilieri, di cui più tardi ne negò
l'utilità. Egli ne aveva uno nelle sue scuderie di Rouen, conosciuto
da tutti quegli uomini di cavalli della regione, che da questo erano stati
depositati a terra senza eccezione. Solo Baucher - cita puntualmente il Generale
L'Hotte- restava incollato alla sua schiena."
Se l'anno 1834 fu decisivo per Baucher, perché venne a
Parigi e si associò con Jules-Charles Pellier, Direttore del Maneggio
in Rue St-Martin, fu l'incontro e la stretta collaborazione con Franconi
che " ebbero un'influenza decisiva sulla sua carriera. Laurent Franconi
era una figura parigina, e lo specialista più sperimentato in materia
di circo. Era inoltre un vero Ecuyer, e l'Alta Scuola era entrata grazie
a lui sulla pista, laddove non si presentava prima che l'addestramento in
libertà, degli esercizi di volteggio o dei balletti equestri. Senza
che potesse negarlo , il pubblico vedeva in lui un rappresentante della vecchia
equitazione francese, e lo confondeva con i sopravvissuti della Scuola di
Versailles, sebbene non avesse nulla in comune con essa. Franconi fu colpito
dalla varietà del lavoro dei cavalli di Baucher, che superava di gran
lunga quella del repertorio strettamente classico, al quale il vecchio Ecuyer
restava fedele. Fu lui che finì per convincere Baucher a lanciarsi
nella carriera circense. Baucher era troppo ombroso per accettare un patrocinio,
di cui non aveva d'altronde forse neanche bisogno, ma avrebbe trovato in
Franconi un produttore più qualificato in un ambiente, dove all'epoca,
non conosceva ancora quasi nessuno(...) Nel 1840 la città di Parigi
fece costruire un circo in muratura e fu là che Baucher avrebbe raggiunto
la sua fama eclatante."
E' difficile per noi comprendere appieno l'importanza dell'arte circense
che "a partire dal 1830, era diventata una moda crescente. Borghesi
grandi e piccoli, vi passavano volentieri le loro serate, e il mondo elegante
cominciava ad affluirvi. Ben presto i palchi furono affittati per la stagione,
come a teatro, e lo stesso Duca di Orleans ne dette l'esempio, a partire
da quando il circo in muratura aprì le sue porte. Per il gentleman,
faceva parte del bon ton farsi vedere assiduo al Circo come alle Corse,
mostrandosi amatore avvezzo sia dei Giochi Equestri, come si diceva all'epoca,
che delle performance del Turf.(...) Il Circo era entrato nella vita
parigina elegante , aveva conquistato un posto, tra le riunioni mondane
dove conveniva essere visti , e questo doveva durare per altri cinquant'anni.
Il cavallo assumeva un ruolo essenziale in questo spettacolo, dove figurava
in tutti i numeri del programma , sia come elemento principale dell'Alta
Scuola e del lavoro in libertà, che come accessorio indispensabile
negli esercizi di volteggio. Il privilegio dell'ultimo numero era sempre
riservato alla vedette (...) e a Baucher fu lasciato il regno della pista
dei Champs-Elysèes (...) il suo carattere ombroso e inquieto prendeva
il sopravvento quando lo si felicitava per i successi riportati, e così
rispondeva amaramente: " E' vero. Io vivo con i saltimbanchi, e mi esibisco
per dieci soldi (...) ma anche Shakespeare e Molière non avevano avuto
paura di interpretare essi stessi le proprie opere ".
Durante quindici anni Baucher colse, nelle più grandi capitali europee,
quel successo eclatante dovuto al valore innegabile del suo nuovo metodo,
anche se i suoi più accaniti detrattori lo accusavano di convogliare
" tutte le sue preoccupazioni nel cerchio stretto della pista, sull'esecuzione
di un susseguirsi di prove di forza concentrate in un quarto d'ora ". Al
che il Maestro rispondeva "Qui peut le plus, peut le moins" , ma l'equitazione
pratica, l'uso corrente del cavallo militare e civile non erano il
meno che egli credeva necessariamente contenuto nel più dell'equitazione
spettacolare, erano un'altra cosa. A questo proposito Montigny, Ecuyer
accorto, celebrando trent'anni dopo il secondo metodo del Maestro, aveva
ragione di dire che se il primo metodo era senza dubbio perfetto, questo
valeva per dieci minuti di presentazione sulla pista di un circo."
Sebbene il jet-set dell'epoca si entusiasmasse per Baucher,e
il gran pubblico ne restasse addirittura affascinato, quando
nel 1842 venne pubblicato il suo atteso manuale (Méthode d'équitation,
basée sur des nouveaux principes), "la sua lettura non poteva che
irritare profondamente tutti gli uomini di cavallo, educati alla scuola tradizionale,
cioè l'immensa maggioranza fra loro. "La riunione - scriveva François
Baucher, ridicolarizzando la routine e i pregiudizi dei suoi predecessori
nell'arte equestre - non è mai stata capita né definita prima
di me".
C'era di che far inalberare i Maestri e gli allievi di Versailles, dividendo
in due campi ben distinti quel pubblico che oramai seguiva la vicenda,
in maniera estremamente accesa e partigiana, compresa la Corte !
" Senza dubbio l'arte equestre non aveva influenzato in modo determinante
la scelta del grosso pubblico, che aveva optato in massa per Baucher, ma
la politica non aveva mancato di introdursi in questa disputa. Alla
classe borghese piaceva acclamare un figlio del popolo, giunto senza maestri
alla maestria, e di fare lo sberleffo agli emigrati sopravvissuti di Versailles
(...) E se l'esercito conservava una prudente riserva (...) alle rappresentazioni
del Circo, Baucher aveva abbandonato il suo costume ispirato a quelli degli
Ecuyer di Versailles, per indossare delle tenute dal taglio e dall'aspetto
militare. Il circo era per Baucher nient'altro che un mezzo pubblicitario
del suo metodo, che voleva introdurre nell'esercito. Questo abile sotterfugio
non era sfuggito alla chiaroveggenza dei suoi avversari, a cominciare dal
Visconte d'Aure, che facevano ben attenzione a non contestare i successi
spettacolari dell'artista. Essi negavano a questo nuovo metodo, semplicemente
ma fermamente, ogni valore pratico per l'equitazione usuale, così
come richiesta dall'impiego militare del cavallo."
Géricault , purosangue di tre anni, di proprietà di Lord
Seymour, fornì inoltre, novello pomo della discordia, l'occasione
a Baucher, per avvalorare la fama del suo metodo. Questo puledro,
frutto di una scommessa nella quale era stato messo in palio, dato che nessuno
riusciva a rimanerne in sella, fu in seguito offerto a Baucher, che accettandolo,
annunciò di presentarlo al Circo"al massimo in sei settimane".
"L'addestramento di Géricault presentò delle serie difficoltà?
Nessuno ne seppe nulla. Il cavallo era restio e violento, ma non era cattivo
, né pauroso(...) tuttavia il tatto e l'abilità metodica del
Maestro giocarono senza dubbio, nella sottomissione di Géricault,
un ruolo infinitamente più importante della sua solidità in
sella, dubbia secondo la leggenda." Baucher non condivise con nessuno, neanche
con i suoi allievi più cari , i dettagli di questo addestramento:
un lavoro organizzato in diverse sedute quotidiane, presto al mattino e tardi
alla sera, ma sempre condotto in piena solitudine."Ben s'intende le voci
le più assurde correvano nel pubblico, sopratutto presso gli avversari.
Sia Baucher incantava Géricault con dei procedimenti misteriosi sia
lo addormentava con delle droghe soporifere, oppure ancora gli impediva di
mangiare, di bere e di dormire (...) e la sera del Galà il Circo era
pieno zeppo".
La penna di Decarpentry si attarda quindi volutamente, con la maestria di
un romanziere , sui dettagli di quella indimenticabile serata, dal "Visconte
d'Aure, che attingeva, forse un po' più del solito, dalla sua
tabacchiera" alla " coorte dei fedelissimi di Baucher, che si accalcavano
all'entrata degli artisti " per non dimenticare "il palco degli Orléans,
dove la Duchessa era seduta insieme ai suoi due figli (...) fino a quando
anche il Duca non raggiunse discretamente la sua poltrona, arrestando con
un gesto, i segni di rispetto degli astanti (...) e il viso del Visconte
d'Aure si oscurò". Con lo stile di un cronista, misto all’affetto
per indubbi racconti familiari, a metà strada tra il ricordo e la
nostalgia, Decarpentry indugia volutamente nel racconto, con la precisione
di un testimone oculare.
" Infine Baucher fece il suo ingresso, in un silenzio assoluto. La sua tenuta
sembrava fraintendere quella dello stato maggiore della Guardia Nazionale,
così cara ai parigini, alla quale aveva aggiunto una sciabola di cavalleria.
Géricault si avvicinò con un passo un po' precipitato, ma dritto
e fermo, fino al centro della pista dove Baucher lo mantenne immobile, mentre
con la sua feluca a piume di gallo, salutava gli astanti con un gesto circolare,
fermo a lungo davanti al palco degli Orléans. Allora scoppiò
una tempesta di applausi, mentre l'orchestra avviava una marcia militare.
Géricault prese saggiamente la pista, dimostrando più sorpresa
che paura, e senza manifestare alcun tentativo di resistenza. Baucher gli
fece eseguire un lavoro semplice, ma perfettamente corretto, e visibilmente
ispirato ai regolamenti militari. Poco per volta, rilasciava la potente stretta
che gli aveva all'inizio assicurato il dominio del cavallo. Géricault
distese le sue andature, voltava, appoggiava, senza inquietarsi del pubblico,
né della musica, né del ticchettio della sciabola sullo sperone.
Fermate brevi e partenza istantanee rompevano e ristabilivano, giro dopo
giro, la ripresa di un galoppo all’inizio fluido, poi poco a poco cadenzato
per l'esecuzione delle piroette, e finalmente anche allungato , quel tanto
che le dimensioni della pista lo permettevano. Due cambiamenti di mano con
cambiamenti di piede, eseguiti a tutta velocità, terminavano il lavoro.
Su un'ultima tagliata, all'entrata degli artisti, Géricault si fermò
come un lampo al centro della pista, e questa volta Baucher salutò
con tutta quella sicurezza che gli mancava così sovente. Un’ovazione
delirante accompagnò la sua uscita, eseguita in un indietreggiare
a passi misurati, di ampiezza maestosa (...) quando Baucher ricomparve a
piedi, assai impacciato dalla sua sciabola, l'orchestra attaccò la
Parisienne, un po' dimenticata dal 1830, ma che marcava così bene
il senso che il pubblico aveva dato al successo della nuova scuola.
Con essa trionfavano liberali e romantici (...) e Baucher raggiungeva
i suoi scopi".
Le caricature dell'epoca, mettono in evidenza la conformazione fisica di
Baucher che lo "allontanava decisamente dalla svelta eleganza così
apprezzata dagli antichi ecuyers (...) e la sua posizione in sella lasciava
frequentemente a desiderare. Negligeva se stesso durante il lavoro, completamente
assorbito dall'osservazione del suo cavallo(...) ma i suoi occhi si animavano
prontamente nella conversazione, soprattutto nel fuoco dell'insegnamento,
che l'appassionava (...) Da un punto di vista morale, era la perfetta rettitudine
di Baucher che formava il tratto principale del suo carattere (...) che si
accompagnava perfettamente a una rudezza sgradevole (...) Baucher era
di una sensibilità e di una suscettibilità quasi morbose (...)
l'ammirazione dei profani lo infastidiva , ma i complimenti di un competente
gli erano sempre graditi."
Osservatore attento, dotato di spirito analitico e di una sicurezza
diagnostica quasi infallibile, annoverava tra le sue qualità
anche una fervida immaginazione quasi inesauribile. " L'infinita varietà
dei mezzi ,che Baucher ha scoperto e impiegato, gli hanno permesso di dire
a giusto titolo :- In equitazione ho provato tutto !- e, di fatto, non si
è inventato nulla di notevole dopo di lui.
Il tratto più significativo di Baucher, che scaturisce dall'arguta
penna di Decarpentry, è senz’altro quello che riguarda la didattica
quotidiana piuttosto che il suo rigorismo inflessibile , impiegato
nella sperimentazione condotta sempre con metodo. " Il suo insegnamento era
luminoso. I procedimenti che impiegava erano variati tanto quanto
quelli utilizzati nel dressage. Egli procedeva allo studio di ciascun
allievo come lo faceva per ciascun cavallo, e la sua perspicacia si dimostrava
ugualmente acuta. In qualche ora, il carattere, la forma mentis di un nuovo
allievo, così come le sue attitudini equestri e la sua recettività,
non avevano per lui più niente di sconosciuto e vi adattava,
con abilità, il procedere delle sue lezioni. Sobrio di
parole con alcuni, sviluppava al contrario con altri, delle spiegazioni fin
nei più piccoli dettagli. Tanto per la precisione dei termini,
quanto per l'originalità delle formule le più fantasiose e
i paragoni più ingegnosi, egli sapeva colpire il loro spirito, fissare
la loro attenzione e provocare le loro riflessioni. Ma soprattutto Baucher
eccelleva nello sviluppare in loro il tatto, descrivendo minuziosamente,
e in una forma adattata al temperamento di ciascuno di loro, la natura di
quelle sensazioni che essi percepivano inizialmente solo in maniera
confusa."
Ma come giudicare il Baucher-scrittore? Certamente è difficile visto
che alla redazione delle sue opere presero parte collaboratori
noti o puramente sconosciuti.Come nel caso, assai singolare peraltro,
dell'edizione della Méthode,apparsa nel 1842 , dove la correzione
delle bozze fu affidata ad un celebre sì, ma pur sempre
giovanissimo, attore dell'epoca, certo Got, che era inoltre un cavaliere
neofita e uno scrittore inesperto.
Nonostante il tipo di contratto di Baucher con i suoi editori, che
gli permetteva tutte le edizioni necessarie, in realtà fu sempre
il testo primitivo ad essere pubblicato, senza che il Maestro avesse il tempo
per modificarlo anche se il suo metodo si evolveva."Poi via via che
scomparivano col tempo i depositari del suo insegnamento orale e la possibilità
di ricevere direttamente le loro lezioni, il ricorso alle opere dei suoi
allievi piuttosto che alle sue , si è imposto a tutti quei cavalieri
ansiosi di poter penetrare nel pensiero del Maestro e nell’autentica
essenza del suo metodo, in quanto nell'opera di Baucher, lo scrittore
ha ben fatto torto all'Ecuyer."
Maria Gabriella Incisa di Camerana
Centro Ippico Abounawas
Mahdia-Tunisia
cheval@abounawas.com