Linda Tellington Jones e il TTouch
Un plauso all’amico Bassani che con la sua scelta di sviluppare la sua attività
editoriale in senso equestre ci da una mano importante a portare cultura
e conoscenze in questo nostro paese dove l’ignoranza sembrava non poter essere
scalfita.
Ho letto con grande interesse il libro della Tellington-Jones anche perché
avevo incontrato personaggi che mi avevano dimostrato quali grandi risultati
avevano ottenuto coi metodi di ammaestramento proposti da questa scrittrice.
Ho quindi divorato il libro nella speranza di cogliere novità o riflessioni
interessanti. Devo confessare che la delusione è stata molto forte,
sul piano etico-filosofico, perché non possiamo definire ciò
che ella espone come etologia. Il supposto collegamento tra comportamento
e aspetti morfologici non ha nulla a che fare con l’etologia, né d’altra
parte queste riflessioni sui legami tra aspetti morfologici e comportamenti
vengono dall’autrice in tal modo spacciate. Per la verità l’ipotesi
proposta dal libro non è nuova, già Lombroso aveva pensato
di classificare attraverso le qualità morfologiche la propensione
a comportamenti specifici. Teorie che ancor prima di Lombroso condussero
a considerare tutti i “brutti” come potenziali assassini e ladri, comunque
facenti parte di mondi altri, diversi dai cosiddetti comportamenti normali.
Per fortuna l’intelligenza umana, dopo diversi anni disgraziati che diedero
luogo a storie tragiche e che giunsero a coinvolgere intere collettività
sino alla pratica dello sterminio dei “brutti”, praticata negli anni del
nazismo, decretarono definitivamente l’inconsistenza e la volgare stupidità
di tali ipotesi.
Visti i presupposti, non vorrei che la riproposizione degli stessi schemi
sulla popolazione equina facesse insorgere il desiderio di sterminio di tutti
i cavalli con i remolini in un certo modo o col profilo delle narici in un
certo altro! Il libro, in ogni caso, suscita nel lettore il desiderio di
controllare profili dei nasi, delle labbra, degli occhi dei propri cavalli
nell’ansia di trovare finalmente nella fisionomia dell’animale una risposta
alle difficoltà che incontrano. Non c’era certo bisogno della pensata
di questa scrittrice: già tutti attribuiscono all’indole del cavallo
i risultati della propria incapacità, ora avranno la possibilità
“scientifica” di rimanere schiavi della propria incapacità ed ignoranza.
Nel proseguire la lettura ho visto però che la scrittrice si contraddice
spesso; infatti cavalli che, per il loro aspetto morfologico avrebbero dovuto
avere certi comportamenti, risultano poi averne altri, completamente differenti.
L’autrice sembra inconsapevole quando ne testimonia anche la causa:
il comportamento del padrone per l’uno, le redini di ritorno per l’altro,
la situazione particolare per l’altro ancora. Ora delle due l’una: o sono
gli aspetti morfologici sono espressione di un carattere definito e specifico
o sono i comportamenti umani che inducono i cavalli ai vari comportamenti.
Alla fine si ha la sensazione che non vi sia nessuna attinenza tra l’ipotesi
e la sintesi, a riprova che hanno ragione tutti coloro che hanno sempre combattuto
le idee lombrosiane dovunque e comunque esposte.
D’altra parte guardando le foto e l’atteggiamento equestre proposto dalla
Tellington, per esempio a pagina 110 e 111, si può confermare con
certezza indiscutibile che il collo da cervo del cavallo non è morfologia
naturale, innata, ma il prodotto della sua amazzone. La conformazione morfologica
di un cavallo, se è montato, quindi non allo stato brado, è
sempre il risultato dell’assetto del cavaliere. L’equitazione è
un body-building, ed in questo caso non potremmo avere testimonianza più
palese che la causa dei problemi del cavallo è sempre da rintracciare
in chi li monta.
Mi meraviglia sempre più la “american way of culture”: confusione
tra causa ed effetto, tra semplicità e banalizzazione, tra cultura
e nozionismo. La riproposizione di minestre precotte come appena sfornate,
con l’ingenuità del bimbo che pensa di aver fatto la scoperta dell’acqua
calda.
Veniamo quindi ai massaggi, elemento importante per il benessere del cavallo.
Non voglio criticare a tutti i costi, anche perché l’utilità
dei massaggi mi sembra scontata su animali sottoposti a sforzi muscolari
e articolari tanto più intensi quanto meno capace è il loro
cavaliere. E mi sembra giustificato che almeno si debbano sottoporre
questi generosi animali almeno ad alcuni istanti di sollievo, se non si decide
di rimuovere la causa che è in noi. Meglio in ogni caso sarebbe imparare
ad equitare, si otterrebbero più soddisfazioni per noi, meno dolori
per loro, i cavalli, e si spenderebbero meno soldi con loro, i veterinari
e i massaggiatori. Ma in mancanza d’altro…….
Al giorno d’oggi, salvo alcuni artieri ben istruiti e preparati che la eseguono
secondo i consigli dei Vecchi maestri, la pulizia dei cavalli è spesso
ridotta a pochi minuti, effettuata di fretta prima di montare o, se ci si
dedica con affetto e tempo adeguato, si usano spazzole sempre più
morbide, striglie inconsistenti, lucida-pelo spray, shampoo auto-lucidante,
sgrassante, impomatante, rimmel per gli occhi, sciogli-nodi per la coda e
la criniera, aspira polvere, lucida unghie e chissà che altro potremo
inventare.
Un tempo quando si usavano le vere striglie, la brusca
e successivamente la spazzola, tutto condito da abbondante olio
di gomito, si aveva meno bisogno del TTouch, perché con questi
strumenti si faceva il massaggio del procione, del gallo cedrone, del leopardo
sgozzato e di ogni altro fantasioso animale con artigli, mantenendo in buona
salute il cavallo e riconoscendo subito i vari dolori, le contratture…e magari
si relazionavano all’attività svolta e si poteva riflettere, si poteva
pensare: perché ha male qui? perché ha fastidio là?
ma sembra che ciò che va meno di moda in questo periodo sia proprio
far funzionare il cervello.
La domanda poi che mi ha letteralmente entusiasmato è “ma ci
si stanca facendo questo massaggio”? immediatamente avevo pensato ad una
improprietà del traduttore/ice che voleva riferirsi alla spossatezza
che un certo genere di massaggi terapeutici induce nel massaggiato,
e ho pensato quanto riguardo, che sensibilità !!
Ma no, ci si rivolgeva alla necessità di olio di gomito del
self-made massaggiatore, certo la cosa importante è non affaticarsi
! spacciare un sistema che in ogni caso non comporti fatica in chi lo pratica,
non vorrai mai che si calasse di qualche chilo!
Dell’ammaestramento non dico nulla e perché l’ammaestramento
sinceramente non mi appassiona più di tanto e, quindi, non mi sento
autorizzato ad esprimere critiche in quanto non sarebbero circostanziate.
Chi ne ha applicato la metodologia ha ottenuto ottimi risultati, il cavallo
esegue con puntualità a comando molti movimenti propri degli umani:
si sdraia in un letto, si rimbocca le coperte, mette la testa sul cuscino,
si alza a comando, fa l’inchino etc. grande collaborazione dunque, ma poca
equitazione.
Ciononostante, con tutte le critiche che mi sembrano doverose al libro, sono
contento che sia stato pubblicato, per due motivi: il primo, non si affina
la conoscenza e la cultura non pubblicando ciò che non piace, anzi
ciò che non ci è gradito stimola le discussioni, aiuta a far
funzionare il “muscolo” meno usato, ci costringe al rispetto dell’altro,
non all’ossequio! Questo nostro autarchico mondo equestre vive di salamelecchi
e di riverenze, chi non plaude è scomunicato. E già questo
solo motivo giustificherebbe abbondantemente la pubblicazione.
Secondo, è giusto pubblicare questi autori di cui si vagheggia all’infinito,
la cui fama diventa tanto maggiore quanto più nascosti rimangono i
contenuti, ne è testimone il grande successo del libro. D’altra parte
rappresentano la cultura attuale e la loro pubblicazione è la
sola opportunità per venire a conoscenza direttamente di ciò
che l’autore pensa, “verba volant, scripta manent”, e poter accrescere in
ogni caso la nostra cultura.
E poi non tutto il libro è negativo, anzi i lettori mi vorranno
scusare se ho calcato la mano sugli aspetti che francamente meno condivido,
ma vi sono spunti interessanti e riflessioni utili che ogni lettore potrà
gustare personalmente. Mai il tempo passato a leggere è tempo
sprecato e ciò vale sempre e in ogni caso, anche in equitazione
Giancarlo Mazzoleni.
salvare con altro nome, poi inserire il testo.