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Chi siamo |
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riconosciamo il cavallo come
patrimonio immateriale dell'Umanità
IL CAVALLO, LA CULTURA, L'ARTE E
L'ETICA DEL RISPETTO E DELLA COLLABORAZIONE
CHE I POPOLI HANNO SVILUPPATO TRAENDO ISPIRAZIONE DAL CAVALLO
IN MILLENNI DI CONVIVENZA TRA LE DUE SPECIE.
Scopo dell'iniziativa è ottenere la candidatura per l'inserimento nella lista dei beni immateriali tutelati, valorizzati e riconosciuti dall'UNESCO come patrimonio di tutta l'umanità.
Attraverso tale riconoscimento s'intende:
• operare perché l'esempio della collaborazione
tra le diverse specie, uomo e cavallo, serva agli uomini per migliorare le
relazioni tra loro stessi.
• perseguire il fine del benessere del cavallo e dell'uomo,
rinnovare l'incanto e i principi del patto originario di collaborazione tra
le specie.
• recuperare e valorizzare il patrimonio storico, letterario, artistico e scientifico che l'umanità ha prodotto traendo ispirazione dal cavallo.
Sono soggetti promotori dell'iniziativa:
S.I.A.E.C. (Società Italiana di Arte Equestre Classica)
Equitazione Sentimentale Giornale di Cultura Equestre Classica
A.I.T. La Casella - Centro studi e formazione
*1 – IDENTIFICAZIONE
IL SOGNO DEL CENTAURO:
IL CAVALLO, LA CULTURA, L'ARTE E L'ETICA DEL RISPETTO E DELLA COLLABORAZIONE
CHE I POPOLI HANNO SVILUPPATO TRAENDO ISPIRAZIONE DAL CAVALLO IN MILLENNI
DI CONVIVENZA TRA LE DUE SPECIE
a – Stato membro: ITALIA
b – Denominazione dello spazio o della forma di espressione culturale:
Il Cavallo e la qualità universale dei gesti, delle opere e delle
elaborazioni culturali risultanti della relazione etica tra gli uomini e
la specie equina che da millenni condivide spazio, lavoro, emozioni con il
genere umano.
L'effetto del rapporto etico tra uomo e cavallo si manifesta nei gesti della
vita condivisa, gesti che rappresentano un distillato di attenzioni e competenze,
e nei tempi sono divenuti cura, cultura, arte e armonia.
Nei confronti del cavallo, non diversamente da come ha fatto per la propria
specie, l’uomo ha avuto comportamenti contrastanti, che hanno oscillato tra
l'abuso e un rapporto etico, basato sull'intesa, rispettoso della natura,
delle esigenze e del diritto al benessere di ogni individuo.
La via dell'intesa con il cavallo è stata, per millenni, fonte d’ispirazione
in ogni campo del sapere scientifico, della cultura, dell’arte e della tradizione
popolare.
c - Denominazione della comunità di accoglienza :
Costituiscono la comunità di accoglienza le due specie, quella equina
e quella umana, che hanno condiviso i loro destini attraverso una convivenza
millenaria.
Più specificatamente, in Italia sono circa 600.000 i cavalli allevati
e destinati ad una vita, condivisa in varia maniera, con l'uomo. Di questi
un numero vicino ai 100.000 vengono impiegati in attività ludiche
e sportive e in piccolissima parte in attività di lavoro. Attraverso
questo segmento della popolazione equina si individua una parte della comunità
di accoglienza umana, che comprende uomini la cui attività è
dedicata direttamente o indirettamente al cavallo. Sono da considerare in
questo gruppo tutti coloro che svolgono lavori direttamente collegati alla
vita del cavallo come il personale addetto alla gestione di scuderie di centri
ippici, ippodromi, allevamenti; gli allevatori; gli allenatori e gli addestratori;
gli istruttori; i cavalieri, i fantini e i guidatori; i maniscalchi; i veterinari;
gli alimentaristi; ecc.
Molti dei rimanenti 500.000 cavalli sono entrati, come membri aggiunti, in
quella che gli studiosi dei costumi sociali chiamano "la famiglia allargata".
Inoltre, per il ruolo che il cavallo ha nell'immaginario personale e sociale,
la comunità si estende fino ad interessare una notevole parte della
società e la quasi totalità dell'infanzia, che più di
ogni altra comunità vive il sogno del rapporto col cavallo.
La comunità di accoglienza si espande quindi, fino a rendere
enormemente dilatati i confini di un fenomeno che ha una particolare connotazione
nazionale ma, insieme si estende ancora oggi a tutte quelle società
e collettività del mondo che in varia maniera convivono con la specie
equina.
*Allegato 1 Raccolta Firme con statistica di tipo sociologico.
d – Localizzazione geografica dello spazio o della forma di espressione culturale
e localizzazione geografica delle comunità interessate:
In Italia il fenomeno della relazione uomo, cavallo, asino o mulo, anche
se non più determinato dalla convivenza giornaliera che risultava
dal rapporto di uso lavorativo, interessa tutto il territorio nazionale.
Fino alla prima metà del 1900 ha riguardato tutte le regioni, in diversa
maniera ma con la stessa intensità. In alcuni casi come per il Piemonte,
le aree alpine e le Venezie, sono stati gli usi bellici e i fasti della cavalleria
a legare principalmente uomini, cavalli e muli. Altrove, la convivenza è
stata indotta dall'impiego nei lavori in agricoltura, ed è il caso
di tutto il territorio appenninico dalla Sicilia alla Liguria e alla Sardegna.
In tutte le zone di pianura, erano sviluppate le pratiche legate al trasporto
su carri e carrozze, e non si può dimenticare il ruolo della cavalcatura
per il controllo del bestiame nelle aree adatte all'allevamento brado, in
particolare del Lazio e della Toscana.
Si deve anche ricordare che in tutto il territorio nazionale rimane, a ricordo
di più antiche tradizioni equestri, un grande numero di feste popolari,
sagre, palii, tornei rievocativi che hanno nel cavallo uno dei principali
elementi dell'evento. Purtroppo, proprio questo aspetto dell'impiego del
cavallo, più di altri carico di valori simbolici, denuncia lo
stato di degrado culturale in cui oggi versa il settore; si scambiano sempre
più spesso eventi rievocativi per gare in cui la velocità è
diventata sinonimo di abilità, si impiegano cavalli e uomini al di
fuori di ogni serio apparato di tutela e di prevenzione .
e- Periodicità della forma di espressione culturale
Non è possibile parlare di periodicità dell’evento.
f – Enti o persone competenti all’interno della/delle comunità interessate
o dei governi .
Sicuramente i cavalli possiedono la più alta competenza per valutare
quando l'uomo si rapporta a loro con atteggiamenti e proposte, non solo rispettose
dei loro diritti, ma adeguate a quel livello di conoscenza reciproca, maturata
in secoli di frequentazione e condivisione della vita. E’ nostro compito
assumerci l’incarico di rappresentare il loro punto di vista, insieme all’assunzione
di responsabilità che ci viene dall’essere parte nella relazione con
loro.
In Italia non esistono enti o organizzazioni governative preposti alla tutela
e valorizzazione dell'arte, dei mestieri e delle competenze, elaborati nell'ambito
delle varie attività equestri. Questo è uno dei motivi per
cui si è costituito il raggruppamento di associazioni che presenta
il progetto "Il sogno del Centauro". Le stesse associazioni, attraverso i
loro rappresentanti, sono state spinte ad unirsi e a prefigurare un programma
di iniziative ed attività capaci di far convergere su obbiettivi comuni
quelle competenze e risorse economiche ed umane che oggi operano separatamente
e, a volte, con modalità conflittuali.
Le associazioni
A.I.T. La Casella
Cavalgiocare
Equitare
Equitazione sentimentale
S.I.A.E.C.
Esistono poi enti a competenza settoriale che operano perseguendo finalità
specifiche della categoria o dell'ambito al quale appartengono. Al momento
della loro istituzione, per molti di questi enti era implicito l'obbiettivo
di salvaguardare, tutelare e valorizzare il patrimonio di arte e competenze
prodotto dalla convivenza di uomini e cavalli.
Con il diffondersi dell’industrializzazione e la scomparsa delle cavallerie
negli eserciti, avvenuta dopo l’ultimo conflitto mondiale, molte delle prerogative
di questi enti sono mutate e, mentre si abbandonava sempre più la
tutela di alcune razze equine, fino a quel momento funzionali all’utilizzo
nel lavoro, nei trasporti, nell’impiego bellico, al loro interno ha preso
sempre maggiore dominanza l’interesse per la promozione e la diffusione del
cavallo sportivo e lentamente si sono affievoliti anche i principi etici
e morali prima rintracciabili nella loro attività.
Tra gli enti con competenze settoriali, in merito all'allevamento e all'impiego
del cavallo possiamo individuarne alcuni aventi carattere nazionale come:
UNIRE Unione Nazionale Incremento Razze Equine, le cui competenze vanno dall’opera
di sostegno all’attività allevatoriale, alla gestione della programmazione
e del gioco sulle corse ippiche, attività, quest’ultima, assolutamente
predominante al suo interno.
L’UNIRE è ente di diritto pubblico, posto sotto il controllo dei Ministeri
per le Politiche Agricole e Forestali e delle Finanze. Ha sede in Roma in
Piazza San Lorenzo in Lucina, 4. Attualmente l’Ente è commissariato
e il suo attuale Commissario, Avv. Riccardo Andriani, ha dato la sua personale
adesione al progetto.
FISE Federazione Italiana Sport Equestri, federazione sportiva facente capo
al CONI con competenze anche nell’ambito della formazione degli istruttori
di settore. Attualmente è presieduta dall’Ing. Cesare Croce, che dato
la sua personale adesione al progetto, insieme ad alcuni rappresentanti di
particolare spicco come le medaglie d’oro olimpioniche Raimondo e Piero d’Inzeo.
UISP, Unione Nazionale Sport per Tutti. E’ la più importante associazione
nazionale di promozione sportiva in ambito nazionale. Ha concesso il proprio
patrocinio al progetto con lettera del 14 gennaio 2002, prot. 002/NP/tg.
Al progetto ha anche aderito il dott. Paolo Tisot, presidente della Lega
Attività Equestri.
Il consiglio nazionale della lega attività equestri, nel 1999 ha approvato
una delibera in cui richiedeva ai propri associati di adottare, nei confronti
dei cavalli, i principi contenuti nella Carta dei Diritti degli Animali (Parigi
Unesco 1982)
Museo storico del trotto, con sede a Civitanova Marche (MC). Ha costituito
la più importante biblioteca italiana dedicata al cavallo, con opere
antiche e moderne, un importante archivio, oltre ad una raccolta di opere
di grafica, pittoriche, finimenti, carri e calessi, ed altri oggetti di carattere
storico, storico artistico e di cultura materiale. Il presidente, Ermanno
Mori, ha dato la sua adesione al progetto, a titolo personale e in rappresentanza
del Museo.
Scuola internazionale di omeopatia veterinaria “Rita Zanchi” di Cortona.
Opera da anni nella ricerca e nella didattica relativa all’applicazione di
terapie omeopatiche in campo veterinario, con particolare attenzione ai problemi
della specie equina. Il direttore della scuola, dott. Franco Del Francia,
tra l’altro autore del volume Omeopatia veterinaria e psicopatologia del
cavallo, ha dato la sua personale adesione al progetto. La scuola ha concesso
il proprio patrocinio.
Fondazione Vittorio di Capua – Centro di Riabilitazione equestre Ospedale
Niguarda. La Fondazione è attiva nella ricerca e nella pratica dell’ippoterapia
e della riabilitazione equestre ed ha concesso il proprio patrocinio al progetto.
Vi sono poi competenze decentrate ai governi locali relative a settori come
la formazione professionale, la cultura l'educazione e la valorizzazione
del territorio.
In questo ambito i limiti alle adesioni al progetto sembrano dipendere solo
dalla difficoltà per il comitato di portare l'iniziativa a conoscenza
delle competenti figure istituzionali locali.
Ad oggi dobbiamo registrare i patrocini di:
Regione Toscana, con atto della Giunta Regionale del 16 gennaio 2002, Prot.
101/769/04/8
Comune di Roma, con atto del Consiglio Comunale del
Comune di Siena, con Delibera della Giunta Comunale del 2 gennaio 2002
Comune di Oviglio (AL), con deliberazione del Consiglio Comunale n. 26 del
27 dicembre 2001
Provincia di Verona, con atto dell’11 gennaio 2002 dell’Assessore all’Agricoltura,
ai sensi dell’art. 17 del regolamento provinciale dei contributi
Ente Fiera di Verona, con lettera del presidente Pierluigi Bolla del 14 gennaio
2002
Tra le adesioni personali all’iniziativa ricordiamo:
Senatori e Deputati al Parlamento italiano: Sen. Giuliano Amato, On. Laura
Cima, Sen. Fiorello Cortiana, On. Maurizio Mariani, Sen. Natale Ripamonti,
On. Clemente Ruggiero, On. Gianni Rivera, Sen. Carla Rocchi
Fondazioni ed Associazioni: ANAGT (Associazione Nazionale Allenatori Guidatori
trotto), ANICA (Associazione Nazionale Italiana Cavallo Arabo), E.N.G.E.A.
(Ente Nazionale Guide Equestri Ambientali, riconosciuto dall’IPA - dall’ONU),
L'Auriga O.N.L.U.S. (attivi nella ricerca e nella proposta di attività
equestri aperte ai disabili. Il loro metodo è esposto nel volume Il
cavallo a dondolo), Pro Equo (associazione di difesa e protezione del cavallo),
SICA (Società Italiana Cavallo Ambiente) O.N.L.U.S.
Personalità del mondo della cultura e della ricerca (italiani e stranieri):
Nicoletta Angelini (psicologa, presidente associazione L’Auriga), Gianmaria
Barbieri (editore), Giuliana Belli (traduttrice di opere tecniche nel settore
equestre), David e Deen Blunt (Gran Bretagna, editori specializzati nel settore
equestre, Kenilworth Press), , Andrè Bourlet Slavkov (esperto di didattica
equestre), Tonia Cancrini (filosofo), Patrizia Carrano (scrittrice), (cavaliere),
Maria Paola Casali (pedagogista), Camillo De Fabritiis (ex Commissario UNIRE,
capo di gabinetto Ministero per le Politiche Agricole), Carlo Faillace (presidente
Pro Equo), Francesco Gallerano (docente universitario), Maria Lucia Galli
(psicologa ed autrice di Il cavallo e l’uomo. Psicologia, simbolo e mito),
Susan Garvin (scrittrice), Giuliano Gemma (attore), Paolo Guidoni (docente
universitario), Rodolfo Lorenzini (responsabile settore veterinario Istituto
Superiore di Sanità), Danilo Mainardi (etologo), Guido Melzi d’Eril
(ex presidente UNIRE), Annalina Molteni (veterinaria – scrittrice), Fernando
Savater (filosofo, autore, tra l’altro, del volume A cavallo fra due millenni),
Patrizia Torricelli (biologa)
Giornalisti: Antonio Cianciullo, Italo Cucci, Vittorio Feltri, Rodolfo Galdi,
Giuseppe Galli, Erminio Marcucci, Tommaso Pellizzari, Ippolito Pizzetti,
Roberta Polito, Cesare Protetti, Domenico Quirico, Roberto Rossetti, Francecso
Santoro, Anna Scafuri, Giulia Serventi
Esponenti del mondo dell'equitazione e dell'ippica: Gabriele Baldi (presidente
ANAGT), Francesca Costa (olimpionica), Dario Cristini (cavaliere), Patrice
Franchet d'Espery (dirigente della Scuola Nazionale Cadre Noire di Saumur),
Daria Fantoni (olimpionica), Mario Gennero (giudice federale), Maria Gabriella
Incisa di Camerana, Albert Moyersoen (cavaliere e Mestro di Equitazione),
, Sue Oliveira (Belgio – amazzone), Gaetano Papalia (presidente della Società
Ippodromi e Città), Alberto Riario Sforza (olimpionico)
*2 DESCRIZIONE
a – descrizione dello spazio o dell’espressione culturale.
riferimenti storici e recenti:
Il cavallo di oggi è un prodotto della cultura e dell'arte umana.
Gli uomini ne hanno plasmato l'aspetto esteriore, il comportamento, le condizioni
di vita. Nel bene e nel male esso dipende totalmente dall'uomo.
Da sempre il cavallo ha costituito fonte di ispirazione per capolavori di
arte figurativa e ha stimolato le altre arti, i sentimenti, le emozioni e
la creatività del genere umano
Il rapporto tra uomini e cavalli rappresenta un esempio unico di collaborazione
tra specie diverse per durata, risultati, ampiezza dei campi di attività
nei quali ha trovato applicazione. La durezza dei sacrifici richiesti dallo
sviluppo dell'umanità, è stata condivisa anche dall’animale
e, nel rapporto con esso, l'uomo ha percorso due strade parallele: quella
del rispetto e quella dell'abuso.
L'etica e la cultura del rispetto rappresentano la condizione indispensabile
agli uomini per sviluppare l'arte di convivere con il cavallo. Al di fuori
della cultura del rispetto l'uomo non ha sviluppato arte, ma tecniche che
trovano la loro efficacia nella violenza e nella brutalità.
Nella Cina di venticinque secoli or sono, un allevatore di cavalli chiedeva
ad un uomo tra i più saggi del suo tempo quale fosse la sua opinione
circa i metodi di addestramento molto rudi, ma efficaci, adottati da un certo
PO LO, che aveva fama di grande uomo di cavalli.
CHUANG TZU, interrogato, così rispondeva:
"I cavalli vivono sulla terra asciutta, mangiano erba e bevono acqua.
Quando sono contenti si strofinano l'uno sul collo dell'altro. Quando sono
arrabbiati si rivoltano e si scalciano con gli zoccoli.
Fino a quando essi avranno solo comportamenti naturali, domali!
Ma se, imbrigliati e frustati, con una piastra di metallo sulla fronte, essi
imparano a lanciare occhiate cattive, a girare la testa alla frusta, a resistere,
a gettare il morso fuori dalla bocca o la briglia in essa, allora la loro
natura diventa depravata. Questo è l'errore dell'addestratore Po Lo".
Ad un quesito tecnico veniva data una risposta di contenuto etico.
Senofonte, ufficiale della cavalleria greca, è quasi un coetaneo di
Po Lo, ha scritto un trattato sull'addestramento del cavallo, ancora ricco
di elementi attuali, in cui raccomanda l'impiego della fermezza unita alla
dolcezza, e consiglia di "non perdere mai la pazienza e di non essere duri
con i cavalli".
Nella nostra Maremma, possiamo ancora trovare testimonianze viventi di una
diversa e, per certi aspetti, contrapposta propensione all'impiego del cavallo.
Da una parte abbiamo l'immagine evidente della profonda condivisione della
fatica, unita all'ammirazione, al rispetto e all'affetto che nascono dal
vivere e lavorare insieme. Questa breve poesia "buttera" ne offre una rappresentazione
"Dammi un puledro Frida
Che i tori si incattiviscono
E i vitelli crescono
Il sole secca e il gelo aggrinzisce
Il mio vino sprona
E tu invecchi troppo in fretta"
“C’è tutto di me dentro di te:
La mia antica saggezza nella tua forza incosciente
Il mio sogno di ragazzo nei tuoi garretti dritti
Che galoppano lontano
La superbia della mia speranza che ti ha scelta
Il babbo e la mamma.”
La profondità del coinvolgimento ha indotto da sempre i popoli ad
approfondire le conoscenze sul cavallo.
Il nostro paese nel Rinascimento fu la culla dell'equitazione, faro di elaborazione
tecnica e culturale intorno al cavallo. Il Rinascimento ha segnato per l'equitazione
il passaggio tra il semplice utilizzo del cavallo ed un uso sapiente nella
ricerca del rispetto. Nell'elaborazione della tecnica equestre dei cavalieri
rinascimentali vi era ricerca di miglioramento nell'uso del cavallo ai fini
bellici, ma anche un'indagine serrata alla ricerca di una tecnica più
rispettosa e di un'equitazione che fosse, in un tempo, espressione di forza
e di eleganza. Federico Grisone, Cesare Fiaschi, Giovan Battista Pignatelli,
Prospero D’Osma sono coloro che portarono in tutta Europa l'arte equestre
e l’arte di allevare i cavalli. Ma molti di più furono i poeti, i
pittori, gli scrittori che, prima e dopo di loro, immortalarono il legame
uomo-cavallo. Pensiamo all’Ariosto, al Tasso o, per venire a tempi più
recenti, ad Emilio Cecchi, Geno Pampaloni o Manlio Cancogni. Se poi ci addentriamo
nel mondo delle arti figurative, la lista dei nomi sarebbe infinita: Piero
della Francesca, Benozzo Gozzoli, Paolo Uccello, il Carpaccio, Donatello
e, uno su tutti, Leonardo, il cui sogno di dare luce all'emblema stesso del
cavallo è durato seicento anni e finalmente, solo ora, è giunto
a compimento, con l’opera oggi esposta a Milano.
Nel secolo passato uomini come Federico Caprilli, nel settore dell'equitazione
militare e sportiva, e Federico Tesio, nel mondo del galoppo, hanno saputo
coniugare fascino e ricerca con intuizioni e scoperte che ancora oggi segnano
il miglioramento nelle modalità di rapporto tra uomini e cavalli.
“E’ certo che l’uomo conosce le malattie del cavallo – scriveva Tesio – mentre
il cavallo non conosce le malattie dell’uomo. Ma è anche certo che
il cavallo conosce assai meglio la psiche dell’uomo che non l’uomo la psiche
del cavallo”.
L'avanzamento tecnologico e il processo di industrializzazione hanno quasi
totalmente eliminato la necessità d'uso del cavallo, riducendone spazi
e indispensabilità. Con la riduzione della presenza del cavallo nella
vita quotidiana si è avuta la rapida obsolescenza di arti e mestieri
come il caporazza, il sellaio, il maniscalco, il palafreniere e la perdita
reale di conoscenze e di capacità che oggi sono solo in parte rivalutate
e conservate in ambiti culturali molto ristretti. Siamo di fronte alla possibile
perdita di un patrimonio vastissimo di conoscenze, che rimangono fondamentali
per stabilire e mettere in pratica un rapporto corretto tra le nostre specie,
ma non sono più indispensabili per l’uso strumentale e consumistico
del cavallo che la società e l'economia di oggi tende a proporre.
La società occidentale si avvia sempre di più a diventare una
società delle macchine, ormai interamente dominata dai metodi e dalla
mentalità tecnologica. Questo significa che seppure inconsapevolmente
veniamo “ammaestrati” a pensare e ad agire secondo il “principio di equivalenza”
in base al quale ogni meccanismo di un certo tipo funziona in quel determinato
modo e nei suoi confronti è possibile attuare solo un comportamento
standardizzato. Questo tipo di approccio si sta estendendo anche ai rapporti
che l’uomo sviluppa con se stesso e con il mondo naturale. Ma gli esseri
viventi, al contrario delle macchine, sono unici. Il rapporto con loro si
sottrae inesorabilmente alle regole universali e ai metodi “scientifici”
di cartesiana memoria proprio perché questi ultimi, essendo tarati
sugli oggetti e non sul soggetto, tendono a identificare l’individuo con
la sua funzione.
Una simile mentalità “moderna”, qualora venga applicata, come in effetti
sta accadendo, anche al rapporto uomo-cavallo determina l’instaurarsi di
un rapporto strumentale che inesorabilmente privilegia le componenti del
dominio su quelle dell’affettività.
Nasce la “figura” del cavallo usa e getta, così come la vediamo nel
proliferare dei mille affittacavalli che hanno invaso il territorio italiano,
o quella del cavallo-bicicletta cioè dell’animale che viene utilizzato
esclusivamente durante l’ora di lezione senza che il cavaliere (o peggio
il bambino) si preoccupi di sellarlo, dissellarlo, pulirlo o comunque di
instaurare nei suoi confronti un qualche tipo di rapporto che vada oltre
la sua riduzione a puro strumento sportivo.
Questa nuova modalità di dominio, si potrebbe definirla quasi un’ennesima
espressione della volontà di potenza, non nega solo l’individualità
del cavallo, ma mortifica anche e pesantemente quella dell’uomo perché
il rapporto con l’altro, animale o uomo che sia, si rivela indicativo di
quello che abbiamo con noi stessi!
descrizione dello spazio o dell’espressione culturale
"Il cavallo e l'arte equestre, che consiste nel creare, ricevere, mantenere
ed orientare le forze del cavallo in una condizione di armonia fisica e morale.
Nell'allevare perseguendo il fine del benessere, nel trasmettere l'incantesimo
del condividere, del sapere del fare e del sentire"
L'espressione culturale da salvaguardare è rappresentata in primo
luogo dal cavallo e dalla qualità del rapporto uomo/cavallo segnata
dall'atteggiamento etico descritto da Chuang Tzu e da Senofonte già
quasi tremila anni fa; lo stesso atteggiamento che ha ispirato i Maestri
Rinascimentali, che ha dato consistenza alle intuizioni isodinamiche di Caprilli
e profondità all'osservazione di Tesio, e che ha dettato i versi al
Poeta Maremmano.
"L'intesa" quando guida il pensiero ed i gesti di ogni uomo che vive con
il cavallo, aggiunge una straordinaria qualità alle sue azioni. Qualità
che ispira gli artisti, diventa evidente nei mestieri, nella pratica sportiva
e nell’azione terapeutica o, più semplicemente, è capace di
dare benessere a chi si avvicina a questo antico e potente animale.
Nel tempo, all'interno dell'etica del rispetto e della collaborazione si
sono sviluppate forme diverse di arte che chiamiamo "ARTE EQUESTRE" e possiamo
identificare in:
ARTE DEL PRENDERSI CURA : avvicinare, allevare, curare
ARTE DEL FARE INSIEME: addestrare, montare, attaccare, svolgere lavori, educare
e produrre benessere, applicarsi in arti e mestieri, riflettere e teorizzare
sul fare.
ARTE DELL’EVOCAZIONE: pittura, scultura, letteratura,tradizione orale, musica,
fotografia e cinema.
b - Storia, sviluppo e funzione sociale, simbolica e culturale:
L'incontro con il cavallo ha modificato il corso della storia dell'uomo come
l'incontro con l'uomo ha segnato una trasformazione radicale nella specie
equina. Attraverso la pratica, sempre più raffinata, dell'allevamento
si sono prodotte razze con caratteristiche totalmente diverse da quelle del
cavallo originario. Oggi i cavalli non hanno più il loro abitat naturale,
sono il prodotto delle esigenze storiche dell'umanità, sono totalmente
dipendenti dall'uomo e non sono più indispensabili.
L'arte dell’addomesticamento del cavallo si fa risalire a circa 6000 anni,
e si deve ai popoli della steppa asiatica. Da quel momento si può
dire che l’impiego di un equino accanto all'uomo abbia impresso un radicale
mutamento alla storia. I popoli indo-europei che per primi lo hanno utilizzato,
hanno immediatamente allargato i confini della loro influenza, a partire
dal medio oriente, per giungere fino alla Grecia e all'Europa. Il cavallo
è stato utilizzato nei trasporti, nella guerra, nel lavoro dei campi,
ha reso più veloci e facili i viaggi ed i contatti fra le popolazioni.
È noto che il cavallo, per l'uomo, ha avuto una funzione sociale determinante
ed in ogni civiltà esso ha rappresentato un simbolo di distinzione
per le classi dominanti e un indispensabile compagno di lavoro per quelle
subalterne.
Fin dalle epoche più antiche, il cavallo è stato, inoltre,
un’inesauribile fonte di ispirazione per l'uomo, nell'arte e nella letteratura.
Non vi è popolo od epoca storica in cui il cavallo non sia stato rappresentato
nella pittura e nella scultura. La sua funzione determinante per l'uomo gli
è stata riconosciuta anche attraverso monumenti di ogni genere che
spesso caratterizzano significativamente l'aspetto di siti archeologici,
di strade e piazze, di edifici. Il nostro stesso linguaggio quotidiano è
ricco di espressioni equestri: perdere le staffe, mordere il freno, superare
l'ostacolo, ma altre ancor meno note come scapolo da "scapollo", cavallo
giovane che scappa, non ancora domato, derivano dal linguaggio equestre testimoniandone
la profonda relazione con l'uomo.
Pagine di poesia e di prosa dedicate a questo animale dimostrano in modo
analogo lo stretto rapporto con l'uomo, ma sono anche la rappresentazione
della funzione simbolica e mitica che esso ha avuto per noi. Si deve quindi
proporre l’accento sulla necessità di non disperdere quanto è
contenuto di “esperienza e di sapere” nei miti, nelle fiabe, nelle leggende
italiane (ma ovviamente anche del resto del mondo) legate al cavallo. Si
tratta di racconti in grado di rivelare conoscenze, non solo sull’animale
e su come veniva interpretata la sua natura, ma anche sulla psicologia degli
uomini e sul tipo di civiltà nel quale entrambi si trovavano inseriti.
Se il cavallo è uno degli “animali-simbolo” più universali
e più carichi di significati, ciò vuol dire che è in
grado di “mobilitare “emozioni fondamentali per la nostra interiorità.
Oggi, tutto questo continua a sopravvivere soprattutto allo stato latente,
in parte per la ridotta presenza di questo animale nel quotidiano della nostra
vita e, in parte, per il ruolo di "strumento sportivo" in cui la società
tecnologica lo sta relegando. Ma proprio la riscoperta del cavallo, anche
se confusa, testimonia di quanto bisogno vi sia di ricongiungersi con questi
elementi significativi della nostra psiche. Recuperare questi simboli significa
recuperare “pezzi” di noi stessi, e della nostra civiltà, espressi
dal “cavallo simbolico”. Significa, anche, poter fare i conti con la nostra
stessa ambivalenza nei confronti dell’animale cavallo, per cercare di capire
le radici interiori di certi vissuti aggressivi e di certe paure nei suoi
confronti.
c – descrizione tecnica, autenticità, stile, genere, scuola, influenze
e, per gli elementi materiali, materiali, funzione e metodi di produzione
e di utilizzazione
Quello che in particolare deve essere ricercato come elemento centrale del
nostro progetto, è:
"l'atteggiamento che l'uomo ha saputo raffinare nei secoli, fino a
renderlo eticamente e tecnicamente adatto al rapporto di comunicazione e
collaborazione con il cavallo. Ne sono derivati il cavallo di oggi, che è
enormemente diverso dal cavallo originario, e tutta l'arte equestre".
I confini di questo atteggiamento sono segnati da un agire in cui il chiedere
non diventa mai pretendere, l'incitazione non diventa un obbligo.
Questo modo di essere, oggi niente affatto naturale, è costituito
da una serie di competenze che si sono accresciute per secoli attraverso
un processo, solo in minima parte intenzionale, basato sulla capacità
di trasmissione dei saperi, per osmosi, propria delle società tradizionali.
Oggi, in Italia, come in gran parte del mondo occidentale, è diventato
raro incontrare persone che ancora rappresentano l'esempio vivente di quanto
l'umanità ha saputo produrre, in un gioco durato millenni, di continuo
sovrapporre conoscenze a consapevolezza, naturalità ad altre conoscenze.
Quindi, insieme alla perdita di valore sociale e di ruolo dominante in campo
tecnico, il mondo del cavallo deve scontare anche la progressiva scomparsa
degli uomini che sapevano interpretarne le esigenze.
Per non creare una frattura nella possibilità di profonda comprensione
tra la specie equina e quella umana si deve recuperare o ricostruire la capacità
di ascolto e la competenza di cui erano portatori molti "uomini di cavalli"
fino al secolo scorso.
Dopo quasi un secolo di totale decadimento di molte forme di cultura equestre
diffusa, oggi si deve finalmente annotare l'apparire, frammentato e al momento
specialistico, di nuove conoscenze. Tali conoscenze, se valorizzate e divulgate,
potrebbero unirsi alle residue competenze e ricostituire un profilo di professioni
e un orientamento al cavallo di qualità adeguata alle esigenze attuali
della specie equina.
Quelle che di seguito elenchiamo, rappresentano le prime scintille del "sapere
equestre" che timidamente ricostruisce la propria identità dalle ceneri
di una cultura diffusa e profonda che un secolo di disinteresse ha quasi
completamente spento.
Attività equestri: l’arte non più tramandata
Chiamiamo attività equestri il mosaico di elementi mentali, corporei
ed emozionali che consentono il movimento ed il reciproco adattamento dinamico
dell'uomo come del cavallo.
Nel "movimento" che consente ogni attività equestre, entrano in gioco
elementi neurofisiologici e possibilità di adattamento comuni a tutti
e due i soggetti, quali:
- il cervello e la struttura psicologica,
- il tono e l'ansietà,
- lo schema corporeo,
- la propriocettività ed i messaggi sensoriali e
motori,
- la riprogrammazione neuro-motoria,
- l’ammorbidimento e stiramento,
- la progressione dei gesti
- la sensibilità.
L'esecuzione del movimento non dipende mai dalla semplice volontà,
ma dal rispetto e dall'armonia di tutti gli elementi che ne compongono la
catena. Quindi, la finalità del movimento ha in se elementi complessi
e raffinati che, quando si esprimono con naturalità, raggiungono la
qualità dell'arte.
Le professioni che oggi consentono di operare con finalità educative,
terapeutiche o sportive si muovono, quasi sempre, su piani separati, derivano
da un progetto pedagogico non più proponibile e offrono contenuti
formativi insufficienti. L'attività di formazione risulta fortemente
indebolita da questa frammentazione di esperienze e competenze, e le conseguenze,
oggi, sono quelle di produrre una bassa professionalità che penalizza
tutto il settore.
La ricomposizione delle specificità frammentate, con l'arricchimento
dell'approfondimento scientifico e l'assunzione di nuove tematiche, possono
recuperare, attraverso gli elementi ancora a disposizione e le non del tutto
scomparse competenze, un patrimonio di grande qualità ed offrire professionalità
nuove che sappiano costruire un nuovo rapporto col cavallo ed il suo mondo.
Si tratta di sviluppare nuove figure che non siano la riproposizione migliorativa
dell'istruttore di equitazione sportiva, ma "moderni uomini di cavallo" che
sappiano nuovamente essere l'anello di congiunzione tra un cavallo che reclama
i suoi diritti e che offre in cambio straordinarie possibilità
ludiche, terapeutiche o semplicemente di vita, e coloro che di questo mondo
legato al retaggio storico umano vogliano fare parte. In sintesi si tratta
del passaggio da "mestiere" a "professione" con tutte le variabili che il
cavallo ci può offrire.
L'Anello di re Salomone.
Fino al secolo scorso esisteva una figura di "uomo di cavalli," che sapeva,
più di tutti gli altri, fare da tramite tra i propri simili ed i cavalli.
Una specie di intermediario, di interprete capace di leggere in ogni singolo
cavallo stati e condizioni fisiche ed emotive alterate, di intuirne esigenze
e desideri e di agire praticamente, in modo da riportare l'ambiente proposto
dall'uomo e il cavallo, nei limiti di un equilibrio accettabile. Questi uomini
la cui arte è divenuta rapidamente superflua per una società
non più dipendente dall'energia animale, sono lentamente scomparsi
senza tramandare precisamente le loro capacità. L'interesse, quasi
esclusivo, per l'impiego sportivo del cavallo, ha determinato una separazione
tra il sapere specialistico -detenuto e posto sul mercato da pochi tecnici,
e la disponibilità a spendere per consumare emozioni, di un consistente
numero di sportivi che a questo scopo usano il cavallo.
In contrapposizione a ciò, oggi alcune parti di un antico sapere cominciano
ad essere recuperate alla luce di nuove acquisizioni scientifiche. Le tecniche
di osservazione etologica stanno facendo scoprire, ai pochi che le impiegano,
il "linguaggio emotivo-gestuale" che permette ai cavalli di comunicare tra
loro, e danno la possibilità agli umani di interloquire con loro direttamente
in lingua equina.
Studi sull’intelligenza emotiva e sulla comunicazione sistemica consentono
di prefigurare situazioni di comunicazione sempre più adeguata sul
piano della relazione e dei contenuti. A partire dalle nuove conoscenze relative
al comportamento equino, sta prendendo forma un movimento di "nuovi maestri"
che sperimentano e insegnano metodi di comunicazione tra uomini e cavalli
efficaci ed etici.
Essi si avvalgono delle elaborazioni che ci vengono dai maestri dell'arte
equestre classica, dall'eco della conoscenza dei vecchi uomini di cavalli
e da ricerche attualissime sui processi di comunicazione e apprendimento.
Si comincia lentamente a diffondere un 'aproccio rispettoso, che esclude
ogni forma di violenza ed è anzi finalizzato al benessere, in quelle
pratiche tipiche dell'allevamento che vanno dal primo contatto con i puledri,
alla doma e all'addestramento.
In terapia animale, la cura del soggetto attraverso un'attenzione alle
condizioni complessive, fisiche ma anche mentali ed emozionali, comincia
timidamente a prendere il posto della più sbrigativa pratica della
cancellazione farmaceutica del sintomo o della macellazione eutanasica.
Siamo tutti disabili
È difficile segnare un confine tra le abilità umane e lo stato
di disabilità. Il cavallo ha dimostrato di possedere una incredibile
"forza curatrice" e si sta imponendo all'attenzione dei terapeuti e degli
educatori per le sue capacità di entrare come soggetto attivo nelle
strategie educative e rieducative. Ha assunto un ruolo fondamentale in innumerevoli
forme di terapia volte al recupero di casi di disagio fisico, mentale ed
emozionale.
La sua particolare cinetica riesce a stimolare la dinamica di soggetti con
gravi difficoltà motorie, la sintonia psichica che sviluppa in particolare
con i bambini, consente a soggetti esclusi di recuperare parte di una vita
sociale. La sua dipendenza da chi ne ha cura, stimola e sviluppa un senso
dell'utilità, della condivisione e del dovere rioffrendo ai giovani
che l'hanno perduta la percezione della loro importanza. Per gli umani di
tutte le età che lo frequentano è insieme un grande compagno
e una potente "medicina".
I risultati che discipline relativamente nuove ottengono nel campo del benessere
e della cura del disagio umano, e in quello dell'attività educativa
svolte con l'aiuto del cavallo, sono straordinari. Risulta evidente che,
particolarmente in questo campo, non si può prescindere dallo stabilire
con lui un rapporto basato sul rispetto, l'ascolto e la comprensione reciproca.
Allevamento oggi: obbiettivi economici e benessere animale
Molte razze equine di grande valore, risultato dell'arte di allevare elaborata
nel nostro paese, hanno costituito un patrimonio vivente curato e amministrato
con sapienza per secoli. Esse sono depositarie delle nostre “radici storiche”.
Analizzando i loro incroci si può raccontare la storia d’Italia, le
dominazioni che sono passate sul nostro territorio, gli incontri con popoli
e culture diverse. Dalla loro morfologia si possono trarre indicazioni interessanti
sull’ecosistema, ma anche sugli scopi per i quali venivano utilizzate (e
quindi sugli stili di vita delle popolazioni). Dal loro carattere si individuano,
oltre ai “vissuti” umani nei confronti del cavallo, anche le aspettative
dell’uomo nei confronti di questo animale così centrale per la sopravvivenza
del gruppo.
Una grande parte di esse sono state distrutte, o trasformate nel loro patrimonio
genetico o sono in via di estinzione in quanto non più aderenti all'uso
sportivo, che, pur essendo il meno diffuso, produce attenzione, attira investimenti
e si avvale della quasi totalità dei sostegni e sovvenzioni pubbliche
.
La grande maggioranza dei cavalli, quelli non sufficientemente sportivi da
interessare il palcoscenico degli eventi agonistici e quindi l'industria
dell'immagine, quella farmaceutica, quella mangimistica e delle attrezzature,
è costretta a condividere l'esistenza con umani che dedicano loro
parte del "tempo libero" e sono ignari delle conoscenze profonde che erano
proprie di chi con i cavalli viveva a tempo pieno.
Il cavallo oggi è una specie uomo-dipendente. Nuovi specialisti si
occupano del benessere animale e delle esigenze specifiche degli equini,
in relazione alla loro attuale situazione di convivenza forzata con il genere
umano. Canali di comunicazione inefficienti non permettono ancora di diffondere
questa indispensabile forma di cultura che per ora rimane relegata nel mondo
scientifico e in pochi circoli esclusivi di addetti ai lavori.
L'acquirente incolto e l'involuzione industriale dei mestieri
L'arte del sellaio risiedeva nella capacità di interpretare le forme
e i movimenti di due soggetti, uno umano e uno equino, e quindi costruire
un giunto funzionale, il più adatto a consentire una confortevole
relazione dinamica tra i due. Oggi, l'industria produce ottime selle mediamente
adattabili ai cavalieri e scarsamente predisposte ad adattarsi ad ogni singolo
cavallo. La cosa più grave è che gran parte dei venditori e
la quasi totalità dei compratori non sa più distinguere la
sella adatta da quella disadatta.
Questo esempio è emblematico della caduta di qualità che si
è registrata, con diverse modalità, in tutti i settori in cui
mestieri ed arti dedicate ai cavalli sono state sostituite da una anonima
produzione industriale. Per una inossidabile legge del mercato, la qualità
dell'offerta si è adeguata alla bassa qualità della domanda.
Questo è avvenuto a causa del basso livello di cultura equestre dei
nuovi cavalieri che si dedicano solo parzialmente al cavallo, e di quelli
"sportivi" che del cavallo curano solo aspetti parziali.
La mancanza di risultati di valore internazionale, che si è registrata
negli ultimi trenta anni in tutto il settore equestre agonistico, è
il primo effetto evidente della rarefazione della competenza equestre. Questo
fenomeno ha condizionato anche la domanda di istruzione equestre; gli adulti
chiedono competenze adatte ad entrare rapidamente nel circuito agonistico
e la soluzione che viene loro proposta è quella di comperare un cavallo
ben addestrato. Per i più piccoli sono sempre i genitori, che in virtù
dei modelli dominanti, scelgono la via dello sport finalizzato alla competizione,
piuttosto che quella della scoperta e dell'esperienza attraverso il gioco.
L'esigenza di qualità, anche se ristretta ad un ambito divenuto quasi
amatoriale, ha continuato a farsi sentire, e proprio in questi anni si sta
consolidando un segmento di mercato tipico della domanda e dell'offerta di
prodotti e servizi di qualità.
Il sostegno e l'impulso a tale segmento può essere ottenuto
potenziando l'informazione e la cultura dei "consumatori" attraverso attività
formative, stampa ed editoria di settore eticamente orientate.
d - Lista dei depositari accertati della tradizione
In Italia la vita del cavallo è particolarmente penosa e la cultura
equestre risulta crente poiché la prevalenza sociale ed economica
del settore sportivo ha svilito l'idea del cavallo come forma di arte. Il
sistema di incentivi economici e riconoscimenti ha per decenni premiato solo
i risultati sportivi, vanificando tutto il patrimonio di valori e conoscenze
che la tradizione aveva portato a noi insieme all'uso quotidiano del cavallo.
L'ultima generazione equestre italiana ha vissuto consumando fin quasi a
cancellarlo, il capitale di conoscenza e cultura accumulato nei secoli passati.
Riteniamo impossibile stilare oggi una lista dei depositari accertati della
tradizione e sarebbe difficile anche stilare una lista dei colpevoli della
sparizione quasi totale della stessa. Si può dire che tutta la società
ha giocato per un secolo contro il cavallo e la sua cultura più evoluta.
In alcuni paesi europei, la situazione è migliore grazie ad un sistema
museale moderno, all'esistenza di alcune accademie equestri storiche e ad
una cultura equestre più diffusa nel sociale al di fuori del mondo
militare e aristocratico.
Oggi non è possibile identificare correttamente i depositari di una
tradizione che sopravvive nonostante e contro la cultura dominante che le
riserva solo indifferenza, principalmente perché è una cultura
frammentata che non trova ancora forti occasioni di aggregazione.
Proprio il riconoscimento di questa tradizione e di questi valori consentirà
una ricerca e un' identificazione che ne permetterà la tutela e la
valorizzazione.
e – durata e possibili rischi di scomparsa, pressioni o vincoli dovuti a:
La specializzazione tecnica . L'inversione del tema.
E' reale che nel rapporto tra uomini e cavalli si vada perdendo la qualità,
la comunicazione e il rispetto che hanno fatto del centauro un mito. In sintesi
si perde "l'intesa" e la possibilità di "muoversi insieme con arte".
Le capacità, le conoscenze e le abilità che consentono di rapportarsi
correttamente con il cavallo tanto sul piano tecnico come su quello etico,
risultano già oggi molto diluite. In aggiunta, il settore equestre
registra una fortissima separazione interna tra le diverse attività
e la competenza sopravvive spezzettata nel mondo delle specializzazioni di
settore. Galoppo, trotto, siepi, salto ad ostacoli, endurance, dressage,
completo, attacchi, volteggio, le innumerevoli specialità della monta
western, l'horse ball, il turismo equestre, l'ippoterapia, sono tutte attività
specializzate e riconosciute ufficialmente, che prevedono particolari itinerari
formativi tanto per gli atleti quanto per gli istruttori. Tutti si occupano
dei gesti tecnici utili nella loro specialità, nessuno costruisce
la relazione.
Si pensa ormai molto diffusamente che la relazione, ammesso che si stabilisca
ai più alti livelli, sia il risultato del gesto tecnico e del movimento;
invece da sempre gli uomini di cavalli, o se si vuole gli artisti equestri,
sanno che l'intesa è la condizione indispensabile per l'affinamento
dei gesti tecnici attraverso il movimento.
La competenza diluita
Fino ai primi decenni del dopoguerra il fenomeno equestre è rimasto
a spegnersi lentamente in tutto l'ambito agricolo e in quello dei trasporti,
mentre è sopravissuto il filone legato allo sport grazie all'impegno
aristocratico e sportivo, tutto di derivazione militare, di un ristretto
circolo di appassionati.
In questa situazione il decadimento culturale era legato più alla
diminuzione numerica dei detentori del sapere che non alla diluizione delle
competenze. Il contesto socio-culturale è cambiato rapidamente e,
intorno alla cultura equestre, divenuta patrimonio di una elite ristretta,
si è sviluppata la società del consumo e del rapido appagamento
dei desideri e delle emozioni.
Il fast food dell'equitazione è apparso negli anni 80 con il così
detto boom del cavallo. Allora, a costruire la figura dell'improbabile ma
reale cavaliere della domenica, fu la possibilità economica di possedere
un simbolo. Il sogno. In quell'occasione di crescita numerica della comunità
interessata al cavallo si è manifestata con evidenza, tutta la debolezza
culturale di un nucleo di detentori del sapere, poco attrezzati sul piano
didattico e non motivati alla conservazione e alla trasmissione delle loro
competenze; e il tutto in una situazione e di assenza di luoghi e strumenti
educativi istituzionali. Migliaia di uomini e cavalli si sono trovati a reinventare
da soli la loro relazione, cominciando dall'anno zero della cultura equestre.
Si é dato vita così a tutto un insieme di errori e incomprensioni,
che hanno procurato frustrazione e sofferenze.
Il fenomeno sportivo: risultati ad ogni costo.
Chi ha optato per il più dispendioso e colto mondo dello sport agonistico
ha dovuto fare i conti con un ambiente che con il cambiamento di una generazione
ha lentamente, ma inesorabilmente, assunto come valore il risultato. E qui
si deve stendere un velo pietoso per le condizioni in cui giace l'ideale
sportivo. I valori etici largamente negati nello sport umano, lasciano spazio
per vere brutalità quando nel gioco entra un animale. La pratica del
sostegno farmaceutico all'atleta cavallo di cui si è abusato, è
talmente radicata che per un neofita non è nemmeno più in discussione.
E' interessante ricordare che, quando all'inizio del secolo scorso iniziavano
le prime gare di resistenza su lunghe distanze tra rappresentanze militari
di vari paesi, nasceva l'idea dello sport equestre moderno. Edoardo Chiari,
grande studioso di ippologia, pose la questione di quale strada percorrere,
se quella del confronto o quella dello scontro. Lui vedeva due possibilità;
la prima, premiava chi arrivato al traguardo entro il tempo stabilito dimostrava
di avere il cavallo nelle migliori condizioni, la seconda premiava chi fosse
arrivato primo al traguardo.
Secondo lui la prima avrebbe sviluppato la conoscenza e la relazione tra
i due atleti uomo e cavallo, la seconda avrebbe rapidamente portato allo
sfruttamento estremo delle possibilità di ogni singolo cavallo e all'impoverimento
dell'arte equestre. Abbiamo scelto la seconda, e siamo nel pieno del danno
previsto.
*3. GIUSTIFICAZIONE DELLA CANDIDATURA
A – valore eccezionale in quanto capolavoro del genio creatore dell’uomo:
-
Il cavallo é stato creato da Dio per .....leggenda araba
La riscoperta dell’animale cavallo, così forte in questo momento storico,
sembra rispondere al bisogno sentito, anche se forse non ancora del tutto
concettualmente esplicitato, di ricongiungerci con quelle componenti emotive
(primordiali) che questo animale rappresenta nell’immaginario simbolico collettivo.
Ma perché questo sia reso possibile occorre rivolgersi al cavallo
ponendosi all’interno di una relazione che sappia coglierlo in maniera doppia:
come singolo soggetto (nella sua individualità) e contemporaneamente
come referente simbolico in grado di riconnetterci ala emozionalità
del mito. Ciò presume un tipo di relazione fortemente affettivizzata.
Una relazione che dando vita e spazio alla voce delle nostre pulsioni più
profonde possa “guarirci” da quel trasbordare della razionalità che
è una delle cause di molte delle nevrosi moderne.
L'intesa con il cavallo si raggiunge adottando una modalità di comunicazione
che la nostra attuale consuetudine di vita non offre quasi più.
La non relazione con l’altro basata sul principio di impersonalità,
opera un livellamento di tutte le possibilità di essere e di pensare,
massifica le esperienze e le aspirazioni, banalizza la diversità e
la ricchezza dell’esistenza determinando un “tipo ideale” umano nel quale
la componente intellettuale diviene straripante a tutto discapito di quella
emotiva. Ma senza emozioni non è possibile alcuna forma di progettualità,
alcuna possibilità innovativa.
Preservare i vissuti e parte della sensibilità e della cultura equestre
del passato, può essere di grande aiuto per uomini e cavalli per ricostituire
quella “sapienza “ del mondo animale che attualmente rischia di andare dispersa.
La naturalità proposta dal cavallo all'uomo è oggi tutt'altro
che naturale. E' l'arte di comunicare, di produrre movimento, intesa, nel
rispetto del suo e del nostro benessere. L'arte che nasce dall'ascolto, dalla
comprensione, dal tempo condiviso. Un'arte che ancora gli uomini possono
praticare per migliorare se stessi. L'umanità frettolosa, vive un'esistenza
frammentata in molteplici attività successive, ha dimenticato di appartenere
alla vita ed è convinta che la vita le appartenga.
Certamente il cambiamento strutturale prodotto in campo sociale ed economico
dallo sviluppo delle tecnologie ha spiazzato l'uomo nei confronti degli altri
uomini e quindi di se stesso. Il tempo che, come l'aria, era un bene di tutti,
comincia, come l'aria, a sembrare insufficiente. Quale rischio stiamo correndo!
Rischiamo di perdere la capacità di trovare il tempo in cui vivere.
Inseguiti dalla fretta, riconosciamo solo quello che ci assomiglia. Quante
volte ci diamo il tempo di essere diversi, di vincere la paura e metterci
in gioco completamente, mente mani e cuore? Di provare l'incanto della comunicazione
con un diverso? Il cavallo, questa grande timida metafora pelosa, ci
fa una proposta:
" Se mi vivi con arte ti do la felicità".
Quanto rischia lui se non lo viviamo con arte e se non ristabiliamo l'intesa?
Rischia di essere relegato al ruolo di strumento sportivo, di trasformarsi
in un grande e disperato peluche per bimbi viziati, di finire per essere
simbolo di status. Rischia l'integrità del suo corpo e della sua psiche.
E noi cosa rischiamo? Rischiamo di perdere un'altra occasione per condividere
la magnificenza del creato, per sperimentare la curiosità e la meraviglia,
per essere semplicemente felici.
*4 GESTIONE
- a – ente incaricato della salvaguardia, tutela e rilancio
dello spazio o dell’espressione culturale (natura legale dell’ente, competenza
nazionale riconosciuta, nome e indirizzo della persona responsabile, fonti
di finanziamento, ecc.):
Il sogno del centauro: comitato promotore dell'iniziativa, si è costituito
in associazione con scopi di utilità sociale e ha fatto richiesta
di essere riconosciuto come ONLUS dall'autorità competente. Presidente
dell’associazione è Giancarlo Mazzoleni, Monvicino – Oviglio (AL)
-
- b – Misure già adottate per il rilancio dell’espressione
o dello spazio culturale nelle forme desiderate dai detentori o dalle comunità:
-
- - Provvedimenti adottati per assicurare la trasmissione
dei saperi
Fino ad oggi le associazioni che hanno dato vita al movimento denominato
il Sogno del Centauro hanno prodotto e gestito iniziative idonee alla salvaguardia
del cavallo e dell'arte equestre attraverso innumerevoli iniziative come:
- La ricerca storica che ha portato alla scoperta e alla
divulgazione di testi e carteggi inediti riferibili al periodo rinascimentale
in cui l'Italia è stata......
- La ricerca la traduzione e la stampa di maestri dell'arte
equestre europei dell'ultimo secolo che sono considerati indiscutibilmente
dei capisaldi della cultura e della pratica.......
- La costituzione di una casa editrice che ha al suo attivo
la produzione di opere unicamente orientate alla definizione e valorizzazione
del rapporto etico tra uomo e cavallo e che oltre alla proposta dei testi
classici nuovi per l'Italia ha iniziato l'edizione di opere di arte di narrativa
del settore di autori contemporanei.
- L'organizzazione di incontri e dibattiti sui temi del
rapporto uomo e cavallo alla luce delle recenti acquisizioni di carattere
etologico e sociale.
- Un'attività di ricerca e di sperimentazione sui
metodi didattici più idonei all'insegnamento dell'arte equestre.
- L'elaborazione, la definizione e la diffusione di un
metodo originale di proposta equestre dedicata ai giovani basata sul gioco
e sul rispetto e sullo sviluppo delle capacità di comunicazione.
- La gestione di un'attività di ricerca e applicazione
di metodi attuali sul benessere animale e la comunicazione tra uomo e cavallo,
a cui hanno dato il loro contributo, tecnico e didattico, alcuni i tra i
più noti esperti mondiali.
Lo stato di abbandono istituzionale non ha prodotto l'elaborazione di dispositivi
legislativi appropriati e atti a favorire la ricerca e la valorizzazione
delle forme di espressione che definiamo "arte equestre"
Non esistono in Italia proposte educative istituzionalizzate, la formazione
professionale è orientata al settore sportivo, ma, per le competenze
in materia attribuite a enti di formazione, università regioni e province,
potrebbe essere utile anche dirigere le proprie attenzioni a figure di educatori
e professionisti orientati diversamente.